Internazionale

Trump minaccia dazi ai Paesi che non sostengono il piano Usa sulla Groenlandia

Tensioni geopolitiche nell’Artico tra Stati Uniti, Unione europea, Russia e Danimarca

Trump minaccia dazi ai Paesi che non sostengono il piano Usa sulla Groenlandia

La Groenlandia torna al centro dello scontro geopolitico internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la possibilità di imporre dazi doganali contro i Paesi che non sosterranno il piano americano sull’isola artica, ritenuta strategica per la sicurezza nazionale degli Usa. Una mossa che riaccende le tensioni con l’Europa, coinvolge direttamente la Danimarca e richiama l’attenzione anche della Russia.

Trump: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”

Parlando alla Casa Bianca, in occasione di una tavola rotonda sul piano sanitario per le aree rurali americane, Trump ha ribadito la centralità della Groenlandia nella strategia statunitense:

“Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale. Potrei imporre dazi a chi non sostiene il piano Usa”.

Il presidente non ha fornito dettagli su quali Paesi potrebbero essere colpiti né sull’entità delle tariffe, ma ha ricordato come lo strumento dei dazi sia già stato utilizzato come leva politica, citando le precedenti minacce di tariffe fino al 25% contro Francia e Germania per la questione dei prezzi dei farmaci da prescrizione.

Europa divisa, Parlamento Ue valuta lo stop all’accordo commerciale Usa

Dal punto di vista europeo, la crisi artica è ormai uno dei dossier più delicati dell’agenda politica. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Parlamento europeo starebbe valutando di subordinare l’approvazione definitiva del nuovo accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti alla risoluzione della disputa sulla Groenlandia.

L’accordo, firmato la scorsa estate da Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è già parzialmente operativo, ma necessita del voto dell’Europarlamento per entrare pienamente in vigore. Alcuni gruppi politici hanno chiesto il rinvio del voto previsto per fine gennaio, proprio a causa delle pressioni americane sull’isola.

Nel frattempo, diversi Paesi europei hanno annunciato l’invio di piccoli contingenti militari in Groenlandia, territorio appartenente al Regno di Danimarca. L’Italia, almeno per ora, non figura tra questi.

Il delicato equilibrio del governo Meloni

Il governo Meloni continua a muoversi su una linea di equilibrio tra lealtà alla posizione europea e la volontà di evitare uno scontro diretto con Washington. In un documento visionato dal Corriere della Sera si legge:

“L’Italia, pur non essendo uno Stato artico, riconosce che la stabilità della regione ha implicazioni dirette per la sicurezza europea e per l’Alleanza atlantica. Per questo motivo intende contribuire alla sicurezza della regione artica nel quadro degli impegni Nato e Ue”.

Una posizione che conferma l’adesione italiana al principio dell’inviolabilità dei confini groenlandesi, sottoscritto dagli Stati europei “volenterosi”.

Anche la Russia frena Trump: “Groenlandia territorio danese”

Sul fronte internazionale, arriva anche la presa di posizione della Russia. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato all’agenzia Tass:

“La Russia parte dal presupposto che la Groenlandia sia territorio del Regno danese. La situazione è insolita, direi addirittura straordinaria dal punto di vista del diritto internazionale”.

Peskov ha inoltre sottolineato come lo stesso Trump abbia affermato che il diritto internazionale non rappresenta una priorità per lui, concludendo che Mosca osserverà con attenzione “la traiettoria” degli sviluppi futuri.

Casa Bianca: “L’obiettivo resta acquisire la Groenlandia”

Nonostante i segnali di cautela arrivati dal vicepresidente J.D. Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio, la linea di Trump non cambia. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato durante un briefing che:

“Il presidente ha chiarito la sua priorità: vuole che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia, perché ritiene sia la scelta migliore per la sicurezza nazionale”.

Secondo Leavitt, i colloqui con le autorità danesi e groenlandesi proseguono e sono stati definiti “produttivi”, ma restano fortemente sbilanciati. È stato istituito un gruppo di lavoro tecnico che si riunirà ogni due o tre settimane per discutere dell’acquisizione dell’isola. Inoltre, l’invio di truppe europee “non influenzerà la decisione del presidente”.

La voce della Groenlandia: “Non vogliamo diventare un campo di battaglia”

Intanto, dalla Groenlandia emergono segnali di forte preoccupazione. A Nuuk, la capitale, esponenti della comunità locale hanno espresso il timore che l’isola diventi un nuovo fronte di scontro globale. Un parroco locale ha dichiarato che la popolazione non vuole che la propria terra si trasformi in un campo di battaglia, mentre le immagini dei cimiteri di Nuuk sono diventate simbolo di un’isola stretta tra interessi militari e strategici delle grandi potenze.

In Groenlandia, intanto, impazzano i cappelli rossi con la bandiera dell’isola e la scritta “Make America go away”, facendo il verso al motto trumpiano.

Cappellini Groenlandia No Usa
Cappelli Make America Go Away in Groenlandia

Uno scenario ancora aperto

Sul piano interno americano, l’amministrazione Trump resta in attesa del verdetto della Corte Suprema, che potrebbe dichiarare illegittima la politica tariffaria di Washington. Un’eventualità che lo stesso Trump ha definito “un disastro”.

La Groenlandia, da territorio periferico, si conferma così snodo cruciale della sicurezza globale, al centro di una partita che coinvolge Stati Uniti, Unione europea, Russia e Nato, con conseguenze economiche, militari e diplomatiche ancora tutte da definire.