Donald Trump ha confermato che l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, responsabile della strage nella base militare di Fort Hood, in Texas, non sarà trasmessa in streaming. L’annuncio è arrivato attraverso Truth, il social del presidente statunitense, dopo le indiscrezioni su un possibile ripensamento dell’amministrazione riguardo alla diffusione pubblica della fucilazione.
Hasan morirà davanti a un plotone d’esecuzione, secondo quanto scritto da Trump. Il presidente ha aggiunto che i familiari più stretti delle vittime potranno assistere di persona, qualora lo desiderino. Nello stesso messaggio ha sostenuto che i parenti meritino di vedere quella che ha definito la giustizia in azione.
Il confronto sulla trasmissione
Nei giorni precedenti, il portale statunitense Axios aveva riferito che Trump stava valutando l’ipotesi di rinunciare alla diretta. Secondo quanto riportato dalla testata, il presidente sarebbe stato raggiunto da numerosi pareri contrari all’idea, espressi da membri del Congresso e da alcuni suoi consiglieri. La conferma è arrivata pochi giorni dopo, sempre attraverso Truth.
Nel suo intervento, Trump ha definito Hasan un ex maggiore dell’esercito americano diventato un traditore e lo ha accusato di aver ucciso 13 persone, tra cui una soldatessa incinta, morta insieme al figlio che portava in grembo. Il presidente ha inoltre ricordato che altre 32 persone rimasero gravemente ferite nell’attacco.
Trump ha spiegato di ritenere che una trasmissione in diretta avrebbe potuto avere un effetto deterrente, mostrando al mondo il modo in cui gli Stati Uniti trattano i terroristi e le persone da lui giudicate spregevoli. Ha però aggiunto che molte persone, pur valide e in buona fede, preferirebbero non assistere alla morte di Hasan, né attraverso uno streaming né tramite altri strumenti visivi.
La strage del 5 novembre 2009
L’attacco avvenne il 5 novembre 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas. All’epoca Hasan era uno psichiatra militare statunitense di origine palestinese. Entrò in un edificio destinato al supporto medico e aprì il fuoco con una pistola semiautomatica contro i soldati presenti.
Il bilancio fu di 13 morti: 12 militari e un civile. Più di 30 persone rimasero ferite prima che Hasan venisse colpito e immobilizzato dalla polizia. La vicenda è tornata al centro dell’attenzione per la decisione sulla modalità di esecuzione e per il dibattito sulla possibilità di renderla visibile al pubblico.