Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto a New York la giornata centrale dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunita al Palazzo di Vetro con la partecipazione di leader, ministri e diplomatici da tutto il mondo. Nel suo intervento ha rivendicato l’azione americana sui principali dossier internazionali, concentrandosi soprattutto sul confronto con l’Iran e sulla questione del programma nucleare di Teheran.
Il confronto con Teheran
Trump ha detto di essere convinto che l’Iran accetterà un accordo dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Il presidente ha ribadito che Teheran non dovrà mai disporre di armi nucleari e ha invitato gli altri Paesi ad affiancare Washington nell’isolamento economico della Repubblica islamica.
Nel discorso, il capo della Casa Bianca ha sostenuto che i precedenti tentativi di negoziato, accompagnati dall’offerta di una cooperazione economica in cambio della fine del programma nucleare e del sostegno al terrorismo, sarebbero stati respinti dall’Iran. Trump ha inoltre attribuito all’operazione statunitense Midnight Hammer la distruzione del programma nucleare iraniano, tornando a sollecitare un’intesa. Ha anche ringraziato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per una risoluzione che, secondo la sua ricostruzione, condanna gli attacchi iraniani contro navi commerciali.
Il presidente americano ha respinto le critiche sulla disponibilità di armi e munizioni degli Stati Uniti e ha presentato la propria linea come una politica basata sull’uso della forza. Arrivando al Palazzo di Vetro, ha inoltre polemizzato con la troupe della CNN, dopo il recente divieto imposto dalla Casa Bianca alla rete, a MS Now e al sito Politico. I tre media hanno presentato ricorso, mentre alcune emittenti del pool della Casa Bianca hanno annunciato uno stop alla copertura in segno di solidarietà.
Le altre posizioni sul ruolo dell’Onu
Il segretario generale António Guterres ha chiesto una riforma del Consiglio di Sicurezza, sottolineando in particolare l’assenza di un seggio permanente per l’Africa. Nel suo intervento ha inoltre lanciato l’allarme sulla situazione in Cisgiordania, citando violenze, sfollamenti forzati ed espansione degli insediamenti e chiedendo di impedire la scomparsa della soluzione dei due Stati.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha denunciato il rafforzamento della legge del più forte e ha sostenuto che il 2025 è stato l’anno con il maggior numero di guerre dalla fine della Seconda guerra mondiale. La diplomazia si è sviluppata anche attraverso numerosi incontri bilaterali: il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha incontrato l’omologo iraniano Abbas Araghchi, mentre Trump ha avuto colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron e ha in programma un incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelensky.
Al centro del confronto tra Trump e Zelensky c’è la possibilità di una tregua nel settore energetico, con la protezione delle infrastrutture ucraine e delle esportazioni alimentari. Macron ha riferito di avere discusso con il presidente americano della sicurezza delle rotte nel Mar Rosso e del sostegno all’Ucraina. Sul dossier iraniano, il segretario di Stato Marco Rubio ha precisato che al momento non è previsto un incontro tra Trump e il presidente Masoud Pezeshkian, lasciando però aperta la possibilità di modifiche al programma.
L’Assemblea affronta anche la crisi nello Yemen, da cui le Nazioni Unite prevedono un possibile aumento dei rifugiati diretti a Gibuti dagli attuali 3.000 a oltre 10.000 nei prossimi mesi. La Russia, attraverso il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, si è detta favorevole a una riforma del Consiglio di Sicurezza, ma contraria all’abolizione dei membri permanenti e del diritto di veto. Nei giorni successivi sono attesi gli interventi di Zelensky, Pezeshkian e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre il programma dell’Onu prevede sessioni dedicate al clima, alla transizione energetica e alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.