Gli Stati Uniti hanno sequestrato la petroliera Marinera, battente bandiera russa, al termine di un inseguimento durato oltre due settimane attraverso l’Atlantico settentrionale. L’operazione, confermata da funzionari statunitensi e riportata inizialmente dall’agenzia Reuters, rappresenta uno degli episodi più delicati nella guerra globale alle cosiddette navi ombra impiegate per aggirare le sanzioni internazionali su petrolio e gas.
‼️ BREAKING: Special Forces, working with the U.S. Coast Guard, successfully boarded the Russian-flagged, Iranian-linked oil tanker Marinera in the North Atlantic, Reuters reports. pic.twitter.com/cu0Ans7Pno
— Digital Gal (@DigitalGalX) January 7, 2026
Il blitz Usa: abbordaggio con elicottero
Secondo le ricostruzioni ufficiali, la Marinera è stata abbordata da forze congiunte della Guardia Costiera e dell’esercito statunitense, con un’operazione spettacolare condotta dall’alto: uomini armati si sono calati da un elicottero direttamente sul ponte della nave. Le immagini dell’azione sono state diffuse dall’emittente statale russa RT, che ha mostrato l’elicottero in volo a bassa quota vicino alla petroliera.
Attualmente, a bordo della nave si trovano funzionari delle forze dell’ordine statunitensi. Il sequestro è avvenuto nonostante la presenza, nelle vicinanze, di unità militari russe — incluso un sottomarino — che Mosca aveva inviato per “scortare” l’imbarcazione.
La posizione della Russia: “Acque internazionali”
Il Ministero degli Esteri russo ha reagito duramente, sostenendo che la petroliera si trovasse in acque internazionali e operasse nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale. Mosca ha accusato i Paesi occidentali di violare il principio della libertà di navigazione e ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation.
Secondo fonti statunitensi, tuttavia, la nave era soggetta a un ordine di sequestro giudiziario per violazione delle sanzioni imposte dagli Usa.
Che cos’è la Marinera (ex Bella 1)
La petroliera era originariamente nota come Bella 1. Negli ultimi mesi è diventata uno dei casi più emblematici della strategia americana di pressione contro le esportazioni energetiche sanzionate, in particolare quelle legate a Venezuela, Iran e Russia.
In origine, la nave risultava:
- registrata falsamente sotto bandiera della Guyana;
- priva di una nazionalità certa (nave “apolide”);
- storicamente impiegata nel trasporto di greggio venezuelano.
Secondo la Casa Bianca, la Bella 1 aveva tentato per giorni di attraccare in Venezuela per caricare petrolio, violando le sanzioni Usa. Dopo il fallito abbordaggio della Guardia Costiera nei Caraibi, la nave ha cambiato improvvisamente identità: nuovo nome (Marinera), nuova bandiera russa e registrazione accelerata in Russia, con la bandiera dipinta direttamente sulla fiancata durante la fuga.
Inseguimento nell’Atlantico e svolta finale
Da quel momento è iniziato un lungo inseguimento nel Nord Atlantico. Nella notte di San Silvestro, Mosca aveva ufficialmente chiesto agli Stati Uniti di interrompere l’operazione, dispiegando anche un sottomarino a protezione della nave.
I dati di tracciamento mostrano che la Marinera ha rallentato bruscamente la velocità e ha virato verso sud, fino a trovarsi a circa 200 chilometri a sud delle coste islandesi, dove è poi avvenuto il sequestro. Al momento dell’abbordaggio, la petroliera risultava vuota.
Navi ombra e sanzioni: un fenomeno globale
Il caso Marinera si inserisce in un quadro più ampio. Dall’invasione russa dell’Ucraina, nei mari del mondo operano oltre 3.000 “navi ombra”, secondo stime di analisti internazionali: imbarcazioni con proprietà opaca, bandiere di comodo e identità mutevoli, utilizzate per trasportare carichi energetici soggetti a sanzioni europee o americane.
In un episodio separato, sempre secondo Reuters, la Guardia Costiera statunitense ha recentemente intercettato un’altra petroliera legata al Venezuela nelle acque dell’America Latina, confermando il rafforzamento del blocco marittimo statunitense.
Un precedente destinato a pesare
Il sequestro della Marinera segna un precedente rilevante nel confronto geopolitico tra Washington e Mosca sul controllo delle rotte energetiche globali. Pur non rientrando più formalmente nella categoria delle “navi ombra”, la petroliera resta un simbolo della crescente militarizzazione delle sanzioni economiche e del ruolo centrale dei mari nel nuovo equilibrio internazionale.