Lazio

Lavoro sempre più precario, crollano le assunzioni soprattutto nelle province di Frosinone e Latina

A denunciarlo è la Cgil di Roma e Lazio, sulla base dei dati Inps.

Lavoro sempre più precario, crollano le assunzioni soprattutto nelle province di Frosinone e Latina

Lavoro sempre più precario, soprattutto nelle province di Frosinone e Latina. Nel Lazio la quota di nuove assunzioni a tempo indeterminato è ormai inferiore al 16%, ma nei territori pontino e ciociaro la situazione è ancora più critica. A Latina i contratti stabili rappresentano appena il 12,1% del totale, a Frosinone il 17,1%. È quanto emerge dall’elaborazione della Cgil di Roma e Lazio sui dati dell’Osservatorio Inps relativi al primo semestre del 2026.

Il confronto

Il confronto con il 2019 evidenzia un progressivo peggioramento, a Latina la quota di assunzioni stabili è passata dal 16% al 12,1%, mentre a Frosinone è scesa dal 20,2% al 17,1%. Un arretramento che conferma la difficoltà dei due territori a garantire occupazione duratura e di qualità. Il dato si inserisce in un quadro regionale già preoccupante. Tra gennaio e giugno nel Lazio sono state registrate 471 mila assunzioni, quasi 26 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 5,2%. A diminuire sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato, mentre continuano a crescere le forme di lavoro discontinuo, rispetto al 2019 le assunzioni con contratto intermittente sono aumentate dell’87% e quelle in somministrazione del 52%.

Particolarmente difficile anche la condizione dei giovani, tra gli under 30, che rappresentano oltre un terzo delle nuove assunzioni, appena l’8,3% ottiene un contratto a tempo indeterminato.

Un altro elemento critico è il part-time, che riguarda il 36,6% delle assunzioni regionali. La percentuale sale al 48,3% per le donne, contro il 28,5% degli uomini. Una condizione che, denuncia il sindacato, troppo spesso non è una scelta, ma un’imposizione che si traduce in stipendi insufficienti.

La Cgil parla di un mercato del lavoro sempre più fragile e chiede un cambio di rotta nelle politiche di sviluppo, a partire dalle crisi aziendali e di settore ancora aperte. Il confronto con la Regione Lazio deve proseguire, mentre al Governo viene chiesto di investire sull’occupazione e sulle politiche attive del lavoro.

Nel mirino la legge di bilancio, giudicata insufficiente dal sindacato. La mobilitazione culminerà nello sciopero generale proclamato per il 20 novembre.