Internazionale

La Svizzera fa tornare in voga l’autostop: il Comune con panchine e cartelli “Stop, grazie” sulle strade

L'iniziativa lanciata da Château-d’Oex, nel Canton Vaud, che punta a incentivare mobilità sostenibile

La Svizzera fa tornare in voga l’autostop: il Comune con panchine e cartelli “Stop, grazie” sulle strade

In Svizzera torna ufficialmente l’autostop. Nel Canton Vaud, il piccolo Comune alpino di Château-d’Oex ha deciso di rilanciare uno dei simboli più iconici dei viaggi anni Settanta: il pollice alzato per chiedere un passaggio (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).

Come raccontato da La Capitale, il progetto, promosso direttamente dalla Giunta, prevede l’installazione di panchine dedicate agli autostoppisti accompagnate da pannelli luminosi con la scritta “Stop merci”, ovvero “Stop, grazie”.

Un’iniziativa che punta a incentivare mobilità sostenibile, socialità e piccoli spostamenti condivisi nelle aree montane svizzere.

Panchine lungo le strade

Le nuove postazioni sono state collocate lungo le strade del paese, che conta circa 3.500 abitanti immersi nelle Alpi svizzere.

Chi cerca un passaggio può attendere seduto in uno spazio riconoscibile e ordinato, trasformando l’autostop in una pratica quasi “ufficiale”.

L’obiettivo è facilitare tragitti brevi e quotidiani, riducendo il numero di auto in circolazione e offrendo una soluzione economica per gli spostamenti locali.

L’esperimento starebbe già attirando l’interesse di altri comuni della zona.

Un ritorno agli anni ’70

L’iniziativa richiama inevitabilmente l’immaginario degli anni Settanta e Ottanta, quando l’autostop rappresentava libertà, avventura e viaggi senza programmi.

A utilizzare maggiormente il nuovo sistema non sarebbero però i giovani, ma soprattutto i baby boomer.

Molti residenti che oggi hanno superato i sessant’anni vedono nelle panchine dell’autostop una sorta di macchina del tempo capace di riportare alla memoria un modo di viaggiare più spontaneo e umano.

Per alcuni anziani delle aree montane, inoltre, il servizio rappresenta anche un’alternativa economica all’uso continuo dell’automobile privata.

Giovani più diffidenti

Le nuove generazioni sembrano invece guardare con sospetto al ritorno dell’autostop.

I ragazzi cresciuti con smartphone, geolocalizzazione e servizi come car sharing appaiono molto più diffidenti verso l’idea di salire sull’auto di uno sconosciuto.

Per molti ventenni, un viaggio senza tracciamento digitale o verifiche preventive viene percepito come poco sicuro e fuori controllo.