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In Islanda c’è una “fabbrica di roccia” che elimina la CO₂ dall’atmosfera

La protagonista di questa storia è Climeworks con i suoi impianti Orca e il nuovo colosso Mammoth. Ma la scienza si divide

In Islanda c’è una “fabbrica di roccia” che elimina la CO₂ dall’atmosfera

Tra ghiacci, vulcani e distese di lava nera, a pochi chilometri da Reykjavík, l’Islanda ospita enormi ventilatori che aspirano aria, la trasformano in acqua frizzante e, nel giro di pochi anni, la fanno diventare… roccia. Non è un’installazione artistica, ma uno dei tentativi più ambiziosi al mondo di togliere anidride carbonica dall’atmosfera.

La protagonista di questa storia è Climeworks, azienda svizzera specializzata nella cattura diretta della CO₂ dall’aria (Direct Air Capture, DAC). Dal 2021, con l’impianto Orca, e dal 2024 con il nuovo colosso Mammoth, l’Islanda è diventata un laboratorio a cielo aperto per una tecnologia che promette di “ripulire” l’aria… trasformandola in pietra.

Orca: il primo “mostro gentile” che aspira l’aria

Il primo impianto, chiamato Orca (dalla parola islandese orka, “energia”), è entrato in funzione nel 2021 nel parco geotermico di Hellisheidi, alimentato interamente da energia rinnovabile. La struttura è composta da quattro unità di cattura, ognuna formata da grandi container metallici montati su pilastri di cemento.

Orca

Il funzionamento è tanto semplice quanto sorprendente: potenti ventole aspirano l’aria, un materiale filtrante simile a sabbia cattura la CO₂, che viene poi rilasciata, mescolata con acqua – creando una sorta di “acqua frizzante” – e iniettata nel sottosuolo, a centinaia di metri di profondità. Qui entra in gioco il basalto islandese: la CO₂ reagisce con la roccia e, nel giro di due o tre anni, si mineralizza, diventando carbonato solido. Una soluzione definitiva, perché quella CO₂ non può più tornare nell’atmosfera.

A pieno regime, Orca è in grado di rimuovere circa 4.000 tonnellate di CO₂ all’anno, l’equivalente delle emissioni di circa 870 automobili. Una quantità minuscola rispetto ai circa 40 miliardi di tonnellate emesse ogni anno a livello globale, ma sufficiente per dimostrare che il processo funziona davvero.

Mammoth: il gigante che vuole moltiplicare l’effetto

Nel 2022 poi, Climeworks ha annunciato un impianto ancora più ambizioso chiamato Mammoth. L’8 maggio 2024 l’azienda ha comunicato che l’impianto è stato attivato e ha iniziato a catturare CO₂ con 12 delle sue 72 strutture previste.

Mammoth

Mammoth è circa dieci volte più grande di Orca e, quando funzionerà a pieno regime, potrà assorbire fino a 36.000 tonnellate di CO₂ all’anno, l’equivalente delle emissioni di circa 7.000 automobili. Anche in questo caso, Climeworks sottolinea che la rimozione netta effettiva sarà inferiore, perché nei calcoli di sostenibilità vengono considerate le emissioni necessarie a costruire e far funzionare l’impianto, inclusi acciaio, cemento e infrastrutture energetiche.

Nonostante ciò, per l’Islanda il salto è enorme: da poche migliaia a decine di migliaia di tonnellate di CO₂ rimosse ogni anno.

Una soluzione definitiva… ma non miracolosa

Il fascino di questi impianti sta anche nella loro promessa: a differenza delle foreste, che possono rilasciare CO₂ bruciando o decomponendosi, qui il carbonio diventa roccia. Fine della storia. O quasi.

La comunità scientifica è divisa. Per alcuni, la cattura diretta dell’aria è uno strumento fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica e rimuovere la CO₂ già emessa. Per altri, il rischio è che questa tecnologia diventi un alibi per continuare a inquinare, rimandando la riduzione delle emissioni alla fonte.

Orca

C’è poi il tema dei costi: la rimozione di una tonnellata di CO₂ oggi costa tra i 600 e gli 800 dollari, e l’impianto Orca è costato circa 15 milioni di dollari, operando ancora a capacità limitata. In tutto il mondo, i circa 15 impianti DAC attivi catturano complessivamente solo 9.000 tonnellate di CO₂ all’anno.

Fantascienza oggi, necessità domani?

Secondo Climeworks, l’obiettivo è arrivare a rimuovere megatonnellate di CO₂ entro il 2030 e gigatonnellate entro il 2050. Un traguardo lontano, ma che ricorda l’evoluzione dell’energia eolica: impianti piccoli e costosi all’inizio, poi sempre più grandi e diffusi.

Per ora, Orca e Mammoth restano una goccia nel mare. Ma in Islanda, dove l’aria viene aspirata e trasformata in pietra, quella goccia ha la forma di una storia che sembra fantascienza e che invece è già realtà.