Internazionale

È morto Vladimir Uglev, tra i creatori del Novichok

Decesso reso noto da The Insider; ignote le cause, biochimico ottantunenne legato a vicende internazionali

È morto Vladimir Uglev, tra i creatori del Novichok

Vladimir Uglev, chimico russo tra gli sviluppatori del Novichok, è morto a 81 anni. La notizia è stata riferita da The Insider, con cui lo scienziato aveva collaborato durante alcune inchieste sull’impiego dell’agente nervino da parte dei servizi segreti russi. Le cause del decesso non sono state rese note.

Secondo quanto riportato dalla testata, Uglev è deceduto il 26 ottobre. Negli ultimi anni viveva ad Anapa, località russa sul Mar Nero. La notizia è stata ripresa anche da diversi media ucraini.

Che cos’è il Novichok

Il Novichok (dalla parola russa per “nuovo arrivato”) indica una famiglia di agenti nervini di quarta generazione sviluppati in gran segreto dall’Unione Sovietica tra gli anni ’70 e ’90. Considerati tra le sostanze tossiche più micidiali mai create, questi composti organofosforati agiscono bloccando l’enzima acetilcolinesterasi, provocando il collasso rapido del sistema nervoso centrale, spasmi muscolari, arresto respiratorio e, nei casi più gravi, la morte anche a dosi infinitesimali.

Progettati per aggirare le ispezioni internazionali e non essere rilevati dalle apparecchiature standard della NATO, gli agenti Novichok possono essere formulati anche in versione “binaria”, ovvero combinando due precursori chimici innocui fino al momento della miscelazione. La loro potenza supera nettamente quella di altri noti veleni militari come il VX o il Sarin.

La formazione e il lavoro nei laboratori sovietici

Uglev era nato a Kirovsk, in Russia, il 20 settembre 1946. Nel 1975 aveva conseguito la laurea all’Istituto di Tecnologia Chimica Dmitri Mendeleyev di Mosca, dove si era specializzato in chimica e tecnologia delle sostanze biologicamente attive.

Nello stesso anno aveva iniziato a lavorare come ricercatore senior nella sede di Volsk dell’Istituto statale di ricerca di chimica organica e tecnologia. La struttura, tra le altre attività, partecipò allo sviluppo di sostanze velenose. Uglev vi rimase fino al 1990, maturando una conoscenza diretta dei composti poi ricondotti alla famiglia del Novichok.

Dalle interviste ai casi Skripal e Navalny

Il nome del chimico divenne noto soprattutto nel 2018, dopo l’avvelenamento di Sergei e Yulia Skripal a Salisbury, in Inghilterra. In quella fase Uglev rilasciò diverse interviste ai media e intervenne pubblicamente sulle caratteristiche degli agenti nervini di tipo militare.

Due anni più tardi commentò l’avvelenamento del politico russo Alexei Navalny, avvenuto nell’agosto 2020. L’uso di una sostanza appartenente al gruppo del Novichok venne confermato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e da laboratori indipendenti in Germania, Francia e Svezia. Le autorità russe negarono ogni coinvolgimento nell’episodio.

Uglev aveva inoltre collaborato con The Insider nell’ambito di un’indagine sulla produzione del Novichok in Russia e sulle modalità con cui la sostanza sarebbe stata realizzata. Il giornalista investigativo Christo Grozev scrisse che il chimico, pur avendo contribuito alla creazione del composto, ne era diventato in seguito un critico dopo il suo impiego contro civili.