Internazionale

Cosa succederà al vertice della coalizione dei volenterosi martedì 6 gennaio a Parigi

Palazzo Chigi ha ufficializzato la presenza della premier Giorgia Meloni

Cosa succederà al vertice della coalizione dei volenterosi martedì 6 gennaio a Parigi

Martedì 6 gennaio 2026 Parigi sarà il centro della diplomazia internazionale sull’Ucraina. Al Palazzo dell’Eliseo, su invito del presidente francese Emmanuel Macron, si riuniranno i leader di oltre trenta Paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi per discutere del futuro sostegno a Kiev e delle garanzie di sicurezza da assicurare all’Ucraina dopo un eventuale accordo di pace con la Russia. Palazzo Chigi ha ufficializzato la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sarà all’Eliseo alle ore 14 per prendere parte al summit a livello leader.

I temi del vertice: sicurezza, ricostruzione e sostegno

Il vertice rappresenta il passaggio politico culminante di una serie di contatti diplomatici intensificatisi nei giorni precedenti. A Kiev, infatti, sono arrivati i consiglieri per la sicurezza nazionale dei Paesi europei alleati dell’Ucraina e della Nato per lavorare a un piano condiviso sul futuro del conflitto. Il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov ha parlato di una “giornata di lavoro intensa” dedicata a sicurezza, economia, documenti quadro e coordinamento delle prossime fasi con i partner internazionali.

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Volodymyr Zelensky

Al centro dell’incontro di Parigi ci saranno le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la ricostruzione del Paese e il sostegno politico e militare a Kiev in una prospettiva di pace “vera e duratura”. Lo ha ribadito anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha confermato come la riunione del 6 gennaio arrivi dopo un confronto tra i Capi di Stato Maggiore e prima di un previsto incontro congiunto con i rappresentanti degli Stati Uniti. “Ora abbiamo una nuova possibilità di porre fine a questa guerra“, ha scritto Zelensky, ringraziando i Paesi partner per il sostegno costante.

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Keir Starmer

In questo quadro si inserisce anche il colloquio telefonico tra Zelensky e il primo ministro britannico Keir Starmer, incentrato sul rafforzamento del coordinamento diplomatico tra Ucraina, Regno Unito, Europa e Stati Uniti. Tra i temi discussi, anche la gestione dei proventi congelati derivanti dalla vendita del Chelsea Football Club, pari a circa 2,5 miliardi di sterline, che Kiev considera cruciali per la protezione dei civili e la ricostruzione dopo i danni causati dagli attacchi russi.

Posizione Italia invariata: sì al sostegno, no all’invio di soldati

La posizione dell’Italia, che Meloni porterà al tavolo dell’Eliseo, resta quella già ribadita in Parlamento e in sede europea: pieno sostegno all’Ucraina e pressione costante sulla Russia, ma no all’invio di soldati italiani sul terreno.

Il contributo italiano continuerà a muoversi nell’ambito del coordinamento con gli alleati europei e atlantici, con garanzie di sicurezza costruite su basi multilaterali. La premier ha più volte sottolineato che l’obiettivo è una pace giusta e duratura, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina.

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Un nodo centrale resta quello dei territori, in particolare il Donbass. Le richieste avanzate da Mosca sono state definite “irragionevoli” dal governo italiano e considerate uno dei principali ostacoli al percorso negoziale. Secondo la linea di Palazzo Chigi, ogni decisione sulle questioni territoriali dovrà essere presa dalle parti direttamente coinvolte, senza imposizioni esterne.

Il sostegno italiano a Kiev si è tradotto anche sul piano normativo: l’ultimo Consiglio dei ministri del 2025 ha approvato un decreto-legge che proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari all’Ucraina, con priorità a forniture logistiche, sanitarie, civili e di difesa contro attacchi aerei, missilistici, con droni e informatici. Il provvedimento prevede inoltre la proroga della protezione temporanea per i cittadini ucraini presenti in Italia.