Internazionale

Con l’Iran, incontri “buoni” per Trump: ricominceranno la settimana prossima

Gli Usa però introducono comunque sanzioni per chiunque importi merci da Teheran

Con l’Iran, incontri “buoni” per Trump: ricominceranno la settimana prossima

Il Presidente Donald Trump ha definito proficui i colloqui svoltisi venerdì in Oman tra i rappresentanti degli Stati Uniti e l’alto funzionario di Teheran. Sebbene le parti non abbiano avuto un confronto diretto, le posizioni sono state scambiate attraverso mediatori omaniti. La delegazione statunitense ha visto la partecipazione dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, accompagnati dall’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale dell’esercito.

Il settantunenne Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano e massima autorità presente al tavolo, ha confermato tramite un messaggio diffuso ai cittadini iraniani che l’incontro rappresenta un buon inizio e che esiste un consenso sulla prosecuzione del dialogo, subordinata alle consultazioni con i rispettivi governi.

Monito nucleare e minaccia di gravi conseguenze

Durante un colloquio con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il settantanovenne inquilino della Casa Bianca ha ribadito che nessun accordo potrà permettere all’Iran di dotarsi di armi nucleari. “Ci incontreremo di nuovo all’inizio della prossima settimana”, ha dichiarato il leader statunitense, aggiungendo che “sanno quali saranno le conseguenze se non raggiungeranno un accordo, le conseguenze saranno molto gravi”.

Nonostante l’apertura diplomatica, l’amministrazione non ha ancora definito una strategia precisa per un’eventuale azione militare o per la gestione del post-conflitto. Da parte sua, l’ottantaseienne Guida Suprema Ali Khamenei ha avvertito che un attacco statunitense innescherebbe un conflitto regionale.

Escalation militare e pressione sanzionatoria

La presenza militare statunitense nel Medio Oriente è aumentata con l’invio di sistemi di difesa aerea e lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln verso Teheran. Recentemente, un jet della Marina ha abbattuto un drone iraniano nel Mar Arabico dopo un avvicinamento giudicato aggressivo.

Parallelamente ai movimenti bellici, il Dipartimento di Stato ha varato nuove sanzioni contro 15 entità, due individui e 14 navi della cosiddetta flotta ombra, impiegate per il commercio illecito di prodotti petroliferi. Washington accusa le autorità di Teheran di destabilizzazione e di aver dato priorità a tali attività rispetto alla sicurezza dei residenti.

Sanzioni globali e blocco delle esportazioni

Oltre ai movimenti diplomatici, l’amministrazione statunitense ha inasprito il regime sanzionatorio per isolare economicamente Teheran. Le nuove misure non colpiscono solo le infrastrutture locali, ma mirano a colpire chiunque mantenga rapporti commerciali con il Paese asiatico, in particolare nel settore energetico. Il Dipartimento di Stato ha confermato il blocco per 15 entità e 14 imbarcazioni della “flotta ombra”, estendendo di fatto la responsabilità legale a tutti gli attori internazionali coinvolti nell’importazione di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani. Questa strategia punta a soffocare le entrate finanziarie che, secondo i funzionari statunitensi, alimentano le attività destabilizzanti dei vertici di Teheran a scapito della popolazione civile.

Crisi interna e repressione dei manifestanti

L’Iran affronta una crisi economica caratterizzata dal crollo del rial e da un’inflazione elevata, fattori che hanno scatenato proteste di massa a partire da fine dicembre. I cittadini chiedono riforme strutturali e la fine del sistema clericale al potere da 47 anni.

Secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency, la risposta delle autorità alle manifestazioni ha causato la morte di 6.955 persone e l’arresto di oltre 50.000 attivisti. Gli osservatori descrivono questa repressione come un evento senza precedenti nella storia moderna del Paese asiatico.