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Battaglia per il petrolio, fermata una seconda petroliera. La Russia attacca gli Usa: “Azione illegale”

Londra conferma il suo supporto alle operazioni; il Pentagono ribadisce l’applicazione globale delle sanzioni sul petrolio venezuelano

Battaglia per il petrolio, fermata una seconda petroliera. La Russia attacca gli Usa: “Azione illegale”

Sale bruscamente la tensione tra Stati Uniti e Russia sullo sfondo della guerra globale per il controllo delle rotte energetiche e dell’elusione delle sanzioni internazionali.

Nei primi giorni di gennaio 2026, Washington ha sequestrato due petroliere della cosiddetta “flotta ombra”: la M/V Marinera, fermata il 6 gennaio 2026 nell’Atlantico settentrionale a circa 200 km dall’Islanda, e la M/T Sophia, intercettata poche ore dopo nel Mar dei Caraibi.

Entrambe le navi trasportavano greggio venezuelano e iraniano e facevano parte della rete utilizzata da Mosca e dai suoi alleati per aggirare le sanzioni internazionali. Mosca ha reagito duramente: il Cremlino ha denunciato l’abbordaggio come un atto illegale, sostenendo che la Marinera fosse regolarmente registrata sotto bandiera russa e lamentando una violazione della libertà di navigazione in alto mare, come sancito dalla Convenzione Onu sul diritto del mare.

Le operazioni, condotte con il supporto britannico e sotto mandato dei tribunali americani, segnano un’escalation senza precedenti e un chiaro segnale della volontà di Washington di estendere l’applicazione extraterritoriale delle sanzioni e controllare militarmente le rotte petrolifere.

Il sequestro della Marinera nell’Atlantico del Nord

La prima operazione si è svolta nelle scorse ore nell’Atlantico settentrionale, a circa 200 chilometri dall’Islanda, dove forze statunitensi hanno preso il controllo della petroliera M/V Marinera, già nota come Bella 1. L’abbordaggio è avvenuto in base a un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti, come confermato dal Comando Europeo Usa (EUCOM), che ha precisato come la nave fosse stata tracciata a lungo dalla Guardia Costiera americana, in particolare dall’unità USCGC Munro.

Secondo Washington, la Marinera era da tempo sotto osservazione per violazioni delle sanzioni statunitensi, in particolare per il trasporto di greggio iraniano e venezuelano, e per i suoi legami con reti di finanziamento illecito. L’operazione, condotta con l’impiego di elicotteri e forze speciali, rappresenta il punto finale di un inseguimento durato oltre due settimane, iniziato quando la nave aveva fatto rientro nell’Atlantico dopo una rotta dall’Iran al Venezuela, nel tentativo di aggirare il blocco americano.

Cambi di nome, bandiera e scorte militari russe

La petroliera aveva già attirato l’attenzione degli Stati Uniti nel mese precedente, quando un primo tentativo di abbordaggio era fallito a causa di un improvviso cambio di rotta. In quella fase, la nave aveva anche cambiato nome e bandiera, passando da una registrazione guyanese a una russa, strategia tipica delle navi appartenenti alla “dark fleet”.

Mosca aveva tentato di proteggere l’imbarcazione inviando unità militari di scorta, comprese navi da guerra e persino un sottomarino, nel tentativo di dissuadere un intervento diretto. Tentativo che, tuttavia, non ha impedito l’azione americana.

Mosca accusa: “Violata la libertà di navigazione”

Durissima la reazione del Cremlino. Il ministero dei Trasporti russo ha denunciato l’abbordaggio come un atto illegale, sostenendo che la Marinera navigasse regolarmente sotto bandiera della Federazione Russa. In una nota ufficiale, Mosca afferma che il 24 dicembre 2025 alla nave era stato rilasciato un permesso temporaneo di navigazione, conforme al diritto russo e internazionale.

“L’abbordaggio da parte delle forze statunitensi è avvenuto in alto mare, al di fuori delle acque territoriali di qualsiasi Stato”, sottolinea il ministero, aggiungendo che “in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, in acque internazionali vige la libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di un altro Paese”.

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Donald Trump e Vladimir Putin

Il ruolo del Regno Unito: supporto militare e sorveglianza

Il Regno Unito ha confermato ufficialmente di aver fornito supporto operativo agli Stati Uniti. Il ministero della Difesa britannico ha parlato di “supporto abilitante pianificato”, specificando che la RFA Tideforce ha assistito le unità americane durante l’inseguimento, mentre la Royal Air Force ha garantito sorveglianza aerea nell’area compresa tra Regno Unito, Islanda e Groenlandia.

Il segretario alla Difesa John Healey ha elogiato “l’abilità e la professionalità” delle forze britanniche, definendo l’operazione parte di uno sforzo globale per contrastare l’elusione sistematica delle sanzioni internazionali.

Londra ha inoltre accusato la nave di aver spento i transponder, utilizzato false bandiere e di essere coinvolta in attività legate a terrorismo e criminalità internazionale, compresi circuiti riconducibili a Hezbollah.

Il messaggio del Pentagono: “Il blocco vale ovunque”

A rafforzare la linea americana è intervenuto il capo del Pentagono Pete Hegseth, che ha ribadito come “il blocco del petrolio venezuelano sanzionato e illecito rimanga in vigore ovunque nel mondo”, rilanciando il messaggio del Comando Europeo Usa.

Un segnale chiaro della volontà di Washington di estendere l’applicazione extraterritoriale delle sanzioni, anche attraverso azioni militari dirette.

Fermata anche la Sophia nel Mar dei Caraibi

Poche ore dopo il sequestro della Marinera, il Comando Meridionale degli Stati Uniti (SOUTHCOM) ha annunciato una seconda operazione. Nel Mar dei Caraibi, forze americane hanno intercettato e fermato la petroliera M/T Sophia, nave priva di bandiera o con registrazione falsa, già sottoposta a sanzioni e ritenuta parte della stessa rete di traffici illeciti.

Secondo il SOUTHCOM, l’intercettazione è avvenuta “senza incidenti” in acque internazionali, nell’ambito di un’operazione condotta congiuntamente dal Dipartimento della Difesa e dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. La Guardia Costiera statunitense sta ora scortando la Sophia verso gli Stati Uniti per la “destinazione finale”.

Un’escalation geopolitica ad alto rischio

Il doppio sequestro rappresenta un fatto senza precedenti recenti: è la prima cattura militare statunitense di una nave battente bandiera russa in acque internazionali. L’episodio rischia di inasprire i rapporti tra Washington e Mosca in un momento particolarmente delicato, segnato dai negoziati sulla guerra in Ucraina e dal ruolo del Venezuela, storico alleato del Cremlino, nello scacchiere energetico globale.

Al centro dello scontro c’è la “flotta ombra”, una rete sempre più estesa di petroliere utilizzate da Russia, Iran e Venezuela per aggirare le sanzioni, finanziare alleati e mantenere attivi i flussi di greggio. Con queste operazioni, gli Stati Uniti mostrano di essere pronti a militarizzare il controllo delle rotte petrolifere, aprendo una nuova fase di confronto diretto sul piano del diritto internazionale e della sicurezza globale.