Il blocco dello stretto di Hormuz a causa della guerra tra Iran e Stati Uniti non preoccupa solo in merito al problema energetico legato agli approvvigionamenti di petrolio. A lanciare un nuovo allarme nelle scorse ore ci ha pensato anche la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
David Laborde, direttore della divisione di economia agroalimentare, nel corso di un podcast con Maximo Torero, capo economista dell’organizzazione (in copertina: immagine da sito FAO), ha dichiarato:
“Una crisi prolungata nello stretto di Hormuz potrebbe trasformarsi in una catastrofe agroalimentare globale“.
Crisi da risolvere rapidamente
In quest’ottica, i due esponenti della FAO si augurano che le navi che trasportano prodotti agricoli essenziali attraversino il prima possibile la fascia di mare tra la Penisola Arabica e le coste dell’Iran, in modo tale da scongiurare il rischio di un pericoloso aumento dell’inflazione dei prezzi alimentari entro la fine dell’anno. Circostanza quest’ultima che potrebbe innescare una cascata di effetti simili a quelli successivi alla pandemia di Covid.
“Il tempo stringe, e i calendari delle colture mettono i Paesi più poveri a maggior rischio di scarsità e prezzi elevati di fertilizzanti ed energia” ha aggiunto Maximo Torero.
Oggi, infatti, tra il 20 e il 45% delle esportazioni di input agroalimentari essenziali dipende dal passaggio marittimo attraverso lo stretto di Hormuz. Si tratta cioè di fertilizzanti, carburanti, spray chimici e pesticidi che sono usati per coltivare i terreni e produrre cibo.
Scenario di aumento prezzi materie prime e inflazione
Una riduzione di queste risorse da parte degli agricoltori provocherebbe rese inferiori entro la fine del 2026 e nel 2027. Ciò comporterebbe un aumento dei prezzi della materie prime alimentari e dell’inflazione. I Paesi dovrebbero così adottare politiche per abbassare i prezzi alimentari interni, innescando un aumento dei tassi di interesse e con cioè un potenziale rallentamento della crescita economica globale.
Rispetto a marzo, in cui l’indice dei prezzi alimentari della FAO era rimasto relativamente stabile, la pressione sta aumentando ad aprile e si incrementerà a maggio. Gli agricoltori dovranno decidere come modificare le proprie scelte di semina in base ala disponibilità di fertilizzanti.
Se la situazione a Hormuz non si risolverà rapidamente, la FAO spiega che si dovranno considerare azioni preventive, come chiedere alle istituzioni multilaterali di fornire finanziamenti ai Paesi a rischio di perdere l’accesso ai fertilizzanti di base. Se la crisi dovesse prolungarsi, i Governi saranno esortati ad attivare meccanismi finanziari urgenti, come la “Finestra per gli shock alimentari” del Fmi.