Settimo Torinese (TO)

Aldo Corgiat fa tremare il Pd: «Sì, sto pensando di rifare la tessera»

In una chiacchierata a tutto tondo, l'ex sindaco ripercorre i suoi esordi politici, parla di Ospedale e della sua eterna rivale, Elena Piastra

Aldo Corgiat fa tremare il Pd: «Sì, sto pensando di rifare la tessera»

Aldo Corgiat fa tremare il Pd e annuncia l’intenzione di rientrare nel partito. Con l’ex sindaco di Settimo, prosegue il ciclo di interviste proposto su La Nuova Periferia – dal titolo «A volte ritornano» – con le vecchie glorie della politica settimese. Dopo l’esordio con «il gatto e la volpe», Felice Scavone e Vincenzo Rignanese, dai taccuini del nostro giornale sono passati prima l’ex presidente del Consiglio, Dino Sportiello, e poi l’ex consigliere Giò Corica. E in questa quarta puntata della rubrica, invece, in una chiacchierata senza filtri, tocca all’ex sindaco.

L’intervista ad Aldo Corgiat

Aldo Corgiat, benvenuto. Partiamo dal titolo della nostra rubrica, «A volte ritornano». Ma Lei è mai andato via da Settimo?

«Dall’Amministrazione sì, dalla città no. Voglio ricordare che già con il sindaco Puppo, per tre anni, non ho messo più piede in Comune perché credevo fosse giusto evitare confronti, ombre. Quando si passa ad altro, bisogna farlo fino in fondo».

Proviamo a stilare un curriculum, oltre i due mandati da sindaco. Dove e quando nasce il suo percorso politico?

«Parte dall’Istituto tecnico di Chivasso e faccio la prima tessera della Cgil con la Lega dei disoccupati. Nell’Ottanta, sono diventato consigliere comunale con il sindaco Cravero e dopo sette mesi Cravero mi chiese se ero disponibile a sostituire l’assessore ai Trasporti, tra l’altro in un momento in cui a Borgo Nuovo non passavano neanche i pullman. Ho fatto l’assessore e poi per un periodo sono stato anche all’opposizione. Ho vissuto, ad esempio, tutta quella parte di conflitti che c’era dentro il partito comunista, tra il partito degli amministratori e quello del “popolo”. Questo è un esempio giusto per dire che la storia di Settimo va sempre raccontata tutta».

Ovvero?

«Ad esempio, Settimo è stata in passato toccata anche dal terrorismo. È un racconto che non piace a nessuno ma è un fenomeno che ha segnato questa città».

Ci siamo, quindi, dimenticati dei pezzi di storia?

«Non c’è la voglia di parlarne e questo non solo è un limite di memoria ma un modo per confondere le acque. È una discussione che ho provato ad introdurre anche durante il periodo in cui Settimo era candidata come capitale della cultura. Ricordo in passato l’occupazione della biblioteca, quando in città c’erano dei circoli che guardavano a sinistra, e quella era una forma di reazione delle nuove generazioni verso la razionalità del sistema amministrativo. Dentro queste esperienze, sono poi nate le successive proposte culturali. C’è stata una città che ha liberato risorse, energie, ma se non si capiscono alcuni pezzi, non puoi capire la città».

Su queste colonne, Giò Corica ha paragonato la figura di Elena Piastra a quella di Giorgia Meloni. Cosa ne pensa?

«C’è una differenza. Piastra va in giro per l’Italia, Giorgia Meloni per il mondo. Personalmente, quello che vedo a Settimo non mi piace, a partire dal protagonismo spinto e dall’esclusione sistematica di qualunque forma di cucitura. Manca la voglia di discutere ed Elena Piastra politicamente non la capisco. È incapace a cucire con chi la pensa diversamente e ormai a Settimo mancano anche gli spazi fisici di dibattito. Mi chiedo: cosa c’è in questa città?».

Che risposte si è dato?

«È una città che sta decadendo e che nella Città Metropolitana, nonostante il ruolo di Caterina Greco e il peso di Piastra, non ha una forza. Anche per quanto riguarda i trasporti, un disastro».

Stiamo chiacchierando da più di 50 minuti e ancora non ha citato l’Ospedale, un tema su cui anche lei si sta spendendo molto.

«Sul tema sanità, confesso che ci sono anche dei problemi personali. Ho avuto un incarico nella società, che all’inizio neanche volevo accettare, ma credo che un po’ di cose le abbiamo fatte».

Come avrebbe gestito la situazione attuale?

«Facendo il socio vero. Credo che la bravura di Piastra, che per me non lo è, sia quella di dare sempre la colpa a qualcun altro. Su quell’ospedale mancano ancora 35 posti letto rispetto ai 235 previsti».

Pare, però, che in queste settimane i 35 posti siano stati chiesti dall’Asl To4.

«Sì, ma saranno aggiunti in Cavs (Continuità a valenza sanitaria, ndr) e non in riabilitazione, quindi il costo riconosciuto da Regione è inferiore. Bisognerebbe perlomeno fare una trattativa per la lungodegenza, che ha un costo intermedio. L’altro tema riguarda Saapa, che non è più un soggetto giuridicamente utilizzabile per gestire la struttura, dato che il suo oggetto era la sperimentazione».

Parliamo del Pd. Con il partito di Settimo amici mai…più?

«Tolta Piastra e altri individui, parlo più o meno con tutti e sto pensando ad un ritorno. Giusto per vedere quanto tempo ci mettono ad espellermi di nuovo. Alcuni mi guardano come se fossi barbablu, ma mi piacerebbe dire che sono uno dei fondatori del partito, anche se è stato un mio grosso errore. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che il Pd è l’unico posto dove hai diritto di parola. Voglio vedere se io ce l’ho ancora».

Per il dopo Piastra, chi vedrebbe bene?

«Intanto, dipende lei cosa ha in mente. È evidente che si sta muovendo per trovare uno sbocco politico, che è anche giusto, ma lo dichiari apertamente. Io auspico che dopo ci sia qualcuno di educato. Luca Rivoira è un’ottima figura, anche se politicamente non so cosa esprima, ma credo che con lui il clima non sarebbe quello di adesso. Dovrebbe avere coraggio di riaprire una discussione. E questo vale anche per altri del Pd, tra cui Daniele Volpatto».

E il campo largo con i 5 Stelle e i Moderati?

«Penso che i 5 Stelle di Settimo siano una delle peggiori forme politiche che abbia avuto questa città. Sono inguardabili. Cirillo, per le sue modalità di governo e di relazione, può stare tranquillamente nel Pd. Sui Moderati, non penso che ci saranno al prossimo giro. Vizzari credo sarà la candidata del centrodestra. Il suo posto è lì fin dall’inizio».