Calderan: manutenzione necessaria per i canali della laguna

Il vertice Vpc richiama rilievi storici e ricadute occupazionali dell’attività portuale nel confronto sulle vie d’acqua veneziane.

Davide Calderan, presidente della Venezia Port Community, interviene nel dibattito sulla manutenzione dei canali della laguna di Venezia. Al centro della presa di posizione c’è il canale Vittorio Emanuele, per il quale il rappresentante della Vpc sostiene la necessità di ripristinare una manutenzione regolare, distinguendola da eventuali nuovi interventi di scavo.

Secondo Calderan, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta i rilievi batimetrici indicavano per il canale profondità comprese tra circa dieci e 12,20 metri. Il presidente della Vpc richiama in particolare una mappa ufficiale del 1971, sostenendo che oggi il tema non sia l’apertura di nuovi canali, ma la conservazione dell’efficienza di quelli esistenti. A suo giudizio, la mancata manutenzione avrebbe favorito l’interramento di alcuni tratti del Vittorio Emanuele.

Il peso del sistema portuale

Nel suo intervento, Calderan collega la tutela della laguna alle attività economiche legate al porto veneziano. La Vpc cita uno studio della Cgia di Mestre, secondo il quale il sistema portuale comprende 1.442 aziende e 27 mila lavoratori diretti, che diventano 219 mila includendo l’indotto. Il valore della produzione viene stimato in 15 miliardi di euro, mentre l’impatto complessivo, considerando gli effetti indiretti e indotti, raggiungerebbe 44,2 miliardi di euro, pari al 6,5 per cento del Pil del Veneto.

Per confronto, il valore aggiunto generato dal turismo veneziano è indicato in 3,44 miliardi di euro, sulla base di uno studio di Sociometrica realizzato utilizzando dati ufficiali del Comune di Venezia e dell’Istat. Calderan sostiene quindi che la salvaguardia della laguna rappresenti una condizione essenziale anche per la continuità delle attività portuali e per l’economia collegata.

Il richiamo alle valutazioni tecniche

Il presidente della Vpc invita inoltre a considerare le valutazioni dei professionisti e degli organismi tecnici, citando in particolare gli esperti del ministero dell’Ambiente. Nel suo ragionamento critica le posizioni contrarie agli interventi di manutenzione e ricorda il progressivo accumulo di sedimenti in alcune aree della laguna. Tra gli esempi indicati c’è il tratto ai lati del ponte della Libertà, dove, rispetto a vent’anni fa, sarebbe oggi più frequente osservare superfici emerse.

Calderan richiama anche Racu, la nuova isola dei sedimenti, considerandola necessaria per affrontare le esigenze di gestione dei fanghi dell’intera laguna. Il presidente della Vpc afferma inoltre che le imbarcazioni con pescaggio massimo di 7,5 metri transitano attualmente senza problemi nel canale Vittorio Emanuele, dato che, a suo giudizio, confermerebbe la praticabilità della via d’acqua nelle condizioni attuali.

La posizione espressa dalla Venezia Port Community si concentra infine sugli effetti della manutenzione sul moto ondoso. Secondo Calderan, canali mantenuti costantemente in efficienza consentirebbero all’acqua di muoversi più agevolmente e di distribuirsi anche attraverso altre vie d’acqua, riducendo l’impatto sulle fondamenta e sulle rive di Venezia. L’intervento si inserisce nel confronto pubblico sulle modalità di gestione dei sedimenti e sulla compatibilità tra attività portuali, tutela ambientale e salvaguardia della laguna.