Trieste (TS)

Via Gioia, i manifestanti contestano il racconto degli scontri

La nota diffusa sui social annuncia una mobilitazione in piazza Unità e rivendica l’apertura dell’ex mercato comunale.

I manifestanti coinvolti nei fatti dell’ex mercato di via Flavio Gioia, a Trieste, hanno diffuso sui social una lunga nota per contestare la ricostruzione degli episodi avvenuti durante il tentativo di ingresso nella struttura comunale. Il documento, rilanciato su diversi gruppi Telegram e condiviso anche dal collettivo Khandwalarm attraverso il progetto Melting Pot Europa, denuncia quella che viene definita una distorsione del racconto giornalistico.

La presa di posizione arriva dopo una serata segnata dall’intervento delle forze dell’ordine all’esterno dell’ex mercato, dove un gruppo di persone aveva cercato di entrare. Nella nota gli autori collegano l’iniziativa alla situazione di centinaia di persone che, secondo la loro ricostruzione, vivono in strada a Trieste: richiedenti asilo in attesa di accoglienza, senzatetto, persone provenienti dalla rotta balcanica e individui rimasti temporaneamente senza una sistemazione.

Le ragioni dell’ingresso nella struttura

Il documento richiama le condizioni climatiche dell’autunno e la disponibilità limitata di posti nell’ambito del piano per l’emergenza freddo. Secondo i manifestanti, alcune persone senza un luogo dove dormire si rifugiano nei magazzini abbandonati del Porto vecchio, di proprietà comunale dal 2014. Nella stessa ricostruzione viene ricordata anche la morte di due giovani, sulla quale è in corso un’indagine della Polizia di Stato coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Perogio.

La Procura procede per l’ipotesi di omicidio colposo. Il testo diffuso dai manifestanti attribuisce l’incendio, in via ipotetica, a un fuoco acceso per riscaldarsi, ma l’articolo giudiziario resta ancora aperto e le cause dei decessi dovranno essere accertate dagli inquirenti. La ricostruzione contenuta nella nota, dunque, rappresenta la posizione di una delle parti e non una conclusione investigativa.

Da anni, secondo quanto riportato nel documento, associazioni e gruppi politici chiedono di destinare l’ex mercato a uno spazio di accoglienza a bassa soglia. Le prime richieste vengono fatte risalire all’autunno del 2022. Durante l’assemblea convocata in piazza Libertà, quasi duecento persone si sarebbero poi spostate verso le porte della struttura affacciate sul Porto vecchio, aprendole e iniziando a entrare.

Le accuse sull’intervento delle forze dell’ordine

I manifestanti sostengono che la Questura di Trieste abbia disposto la chiusura degli accessi impiegando reparti mobili di polizia e carabinieri. Nella loro versione, l’ingresso sarebbe stato bloccato con una spinta tra le persone presenti e si sarebbero verificati colpi di manganello in uno spazio ristretto, tra gli scudi e le porte dell’edificio. Gli autori affermano inoltre di avere chiesto un confronto con il prefetto Giuseppe Petronzi e la questora Lilia Fredella.

La nota riferisce anche del fermo di una persona caduta durante le spinte e successivamente trasportata in questura, dove sarebbe stata rilasciata dopo circa un’ora. Si tratta di circostanze riportate dai manifestanti, mentre nel testo non viene fornita una replica delle autorità di pubblica sicurezza. La Digos, secondo la ricostruzione giornalistica, ritiene che il tentativo di occupazione fosse stato pianificato da una parte dei partecipanti.

In conclusione, gli autori respingono l’accusa di avere agito con violenza e rivendicano l’apertura dell’edificio come un’iniziativa motivata dalla necessità di offrire riparo alle persone senza dimora. Hanno quindi annunciato un presidio lunedì 9 novembre, in concomitanza con il Consiglio comunale, in piazza Unità. L’obiettivo dichiarato è chiedere l’apertura immediata di via Gioia e riportare l’attenzione sulle condizioni di chi vive in strada.