Intervenendo in Consiglio comunale a Piacenza, la consigliera di Piacenza Oltre Caterina Pagani ha richiamato l’attenzione sulla sentenza n. 182/2026 della Corte costituzionale, depositata il 3 novembre, relativa all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione delle alunne e degli alunni con disabilità. La Consulta ha accolto in parte il ricorso presentato dalla Regione Emilia-Romagna, stabilendo che le modalità di attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni debbano essere definite attraverso una previa intesa in Conferenza unificata, con il coinvolgimento di Regioni ed enti locali.
Il ruolo del Piano educativo individualizzato
Secondo Pagani, il punto di partenza per organizzare i servizi deve essere il Piano educativo individualizzato, il documento nel quale vengono indicate le esigenze del singolo alunno e le ore di assistenza necessarie per consentirne la piena partecipazione alla vita scolastica. Anche il Comune di Piacenza, ha sottolineato la consigliera, deve tradurre quei bisogni in un servizio continuativo, disponibile quotidianamente all’interno delle scuole e coerente con le necessità degli studenti e delle famiglie.
Nel suo intervento, Pagani ha criticato il meccanismo con cui vengono determinati i finanziamenti statali. La definizione di una media nazionale considerata essenziale, pari a 50 ore annue per alunno con disabilità, viene utilizzata come parametro per stabilire le risorse da trasferire agli enti locali. Il rischio, secondo la consigliera, è penalizzare i Comuni dell’Emilia-Romagna, dove i Piani educativi individualizzati prevedono normalmente un numero di ore più elevato.
Il confronto tra Stato, Regioni e Comuni
Per Pagani, l’assistenza non può essere organizzata partendo da uno standard fissato a priori, ma deve essere costruita sulla base delle necessità concrete degli alunni. L’obiettivo, ha osservato, non coincide con il semplice raggiungimento di un monte ore: riguarda piuttosto la garanzia dell’autonomia, dell’istruzione e della partecipazione scolastica delle persone con disabilità.
La consigliera ha quindi evidenziato la necessità di una leale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali. A suo giudizio, non spetta a un ministero stabilire unilateralmente quante ore di assistenza debbano essere garantite senza ascoltare gli uffici di piano, gli assistenti sociali e le comunità scolastiche che erogano il servizio. Il coinvolgimento dei Comuni dovrebbe servire anche a evitare che gli amministratori siano costretti a scegliere tra la sostenibilità dei bilanci e il diritto all’istruzione e all’inclusione.
In conclusione, Pagani ha ringraziato la Regione Emilia-Romagna per aver promosso il ricorso e ha chiesto che l’intesa prevista dalla sentenza si traduca in impegni concreti. L’obiettivo indicato è assicurare alle famiglie la continuità dell’assistenza durante tutto l’anno scolastico, in coerenza con quanto stabilito nei percorsi educativi individuali.