Nove persone sono state arrestate dalla Squadra Mobile della Questura di Forlì-Cesena nell’ambito di un’inchiesta sul favoreggiamento e sullo sfruttamento della prostituzione. Gli arresti sono stati eseguiti questa mattina in applicazione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì, su richiesta della Procura della Repubblica.
Tra le persone raggiunte dal provvedimento ci sono sei italiani e tre cittadini cinesi, ritenuti presunti responsabili di far parte di un’associazione per delinquere. Le accuse contestate comprendono il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, il riciclaggio e il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Nell’ambito della stessa indagine risultano inoltre coinvolte altre cinque persone.
Operazione in più province
L’attività investigativa ha interessato contemporaneamente diverse località del territorio nazionale. Alle operazioni hanno collaborato le Squadre Mobili di Modena, Ravenna, Teramo, Salerno e Bologna, insieme ai Commissariati di Faenza e Lugo. La presunta organizzazione avrebbe avuto la propria base operativa a Forlì e avrebbe utilizzato immobili anche a Ferrara, Faenza e Cesena.
Le indagini, durate quasi dieci mesi, sono partite da un intervento delle Volanti a Forlì e da alcune segnalazioni presentate dai cittadini. Gli investigatori hanno ricostruito, secondo l’ipotesi accusatoria, un’attività stabile e organizzata all’interno di diversi appartamenti. In ciascun immobile sarebbe stato installato un sistema di videosorveglianza interno e si sarebbero alternate numerose donne di origine cinese, dopo il loro reclutamento.
Clienti e trasferimento del denaro
Secondo quanto documentato dagli investigatori, alle donne venivano organizzati gli spostamenti e impartite indicazioni sulle attività quotidiane, dalla gestione degli appuntamenti con i clienti alla consegna del denaro raccolto. Il flusso registrato sarebbe stato di 15-20 clienti al giorno per ogni appartamento, con ricavi quantificati in diverse migliaia di euro alla settimana.
Il denaro, sempre secondo la ricostruzione investigativa, veniva raccolto da una donna cinese che provvedeva poi a trasferire i proventi in Cina attraverso un sistema di pagamenti elettronici tra Paesi, indicato dagli inquirenti come denaro volante. Per queste operazioni l’organizzazione si sarebbe avvalsa della collaborazione di un broker cinese con base a Bologna, che avrebbe trattenuto una percentuale per il servizio.
Nel corso dei controlli e delle perquisizioni sono state trovate alcune giovani donne prive di regolare posizione sul territorio e oltre 30.000 euro in contanti. Gli investigatori hanno inoltre eseguito un provvedimento di sequestro preventivo su conti correnti e disponibilità finanziarie per un valore superiore a 100.000 euro. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.