Ravenna (RA)

Truffa dei like su WhatsApp, a Ravenna spariscono 92mila euro

Otto persone segnalate dopo trasferimenti verso rapporti bancari e circuiti digitali

La promessa di guadagni facili attraverso pochi clic si è trasformata in una frode da oltre 92mila euro. A farne le spese è stato un cittadino di Ravenna, contattato su WhatsApp e coinvolto in un meccanismo che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è passato dalle semplici interazioni sui social a richieste di investimento in criptovalute.

L’indagine è stata condotta dalla Sezione Operativa della Polizia Cibernetica di Ravenna, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica. Gli accertamenti hanno portato alla denuncia di otto persone, ritenute responsabili a vario titolo della gestione dei conti utilizzati per raccogliere e movimentare il denaro. Per tutti è scattata la denuncia in stato di libertà all’Autorità giudiziaria.

Il contatto su WhatsApp e la falsa promessa di guadagni

La vittima sarebbe stata inizialmente avvicinata con la proposta di ottenere piccoli compensi giornalieri svolgendo attività elementari sul web, come mettere Mi piace a video e immagini pubblicati sui social network. In questa prima fase, i truffatori avrebbero effettivamente accreditato alcuni importi, così da costruire un rapporto di fiducia e indurre l’utente a ritenere credibile l’offerta.

Una volta consolidato il contatto, la proposta sarebbe cambiata. Alla vittima è stato chiesto di investire somme sempre più consistenti in criptovalute, con la promessa di profitti molto elevati. Le pressioni e la prospettiva di guadagni milionari avrebbero spinto il cittadino a effettuare diversi bonifici, fino a raggiungere una perdita complessiva superiore a 92mila euro.

La ricostruzione dei flussi finanziari

Gli investigatori hanno seguito la movimentazione del denaro attraverso una rete di rapporti bancari. I proventi illeciti sarebbero confluiti inizialmente su otto conti correnti, per poi essere trasferiti attraverso passaggi incrociati e ulteriori operazioni, con l’obiettivo di rendere più difficile individuare l’origine e la destinazione delle somme.

Un ulteriore livello di complessità sarebbe stato rappresentato dal passaggio del denaro nel circuito delle criptovalute, utilizzato per schermare i trasferimenti. L’analisi tecnica dei flussi ha comunque consentito alla Polizia Cibernetica di risalire agli intestatari dei conti. Le loro posizioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come previsto dalla legge, le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

La Polizia di Stato invita a diffidare delle offerte di guadagno facile ricevute tramite WhatsApp, Telegram o social network, soprattutto quando prevedono il versamento anticipato di denaro o l’acquisto di criptovalute. Gli investigatori ricordano inoltre di non mettere mai a disposizione il proprio conto corrente per ricevere o trasferire somme per conto di terzi: una simile condotta può favorire il riciclaggio ed esporre a conseguenze anche penali.