Martinengo (BG)

Rayan muore a 14 anni dopo l’allenamento a Martinengo

Percorreva 23 chilometri tra abitazione e campo: travolto da un’auto sulla ex Soncinese.

Rayan Lawaj è morto a 14 anni dopo essere stato investito da un’auto mentre rientrava a piedi dall’allenamento. Il ragazzo viveva a Martinengo e giocava nella Tritium, società di Trezzo d’Adda. Quel 20 ottobre, con la sacca sulle spalle, stava percorrendo la ex Soncinese, in un tratto buio della strada, quando è stato travolto.

Tra la sua abitazione e il campo di allenamento c’erano circa 23 chilometri. Una distanza che Rayan affrontava per inseguire il sogno di diventare calciatore e, un giorno, vestire la maglia della Nazionale marocchina. Il suo allenatore Alessandro Sesani lo ricorda come un ragazzo determinato, educato e sempre disponibile, capace di presentarsi agli allenamenti con una costanza rara.

La dedizione per il calcio

Nel precedente anno sportivo, con la Uso Zanica, Rayan non aveva saltato neppure un allenamento, nemmeno quando non stava bene. Secondo il mister, era necessario insistere per convincerlo a restare a casa. Frequentava il Patronato San Vincenzo e, raccontano i suoi allenatori, riusciva a coltivare la passione per il calcio senza trascurare il resto della sua vita.

In campo poteva giocare da ala sinistra, mezzala, prima punta o trequartista. Correva molto, aiutava i compagni ed era tra i migliori marcatori della squadra. Aveva segnato anche due rigori decisivi negli ultimi due tornei vinti dalla formazione di Zanica. Il direttore sportivo Luigi Campofiorito lo descrive come un ragazzo con le qualità necessarie per crescere e arrivare a livelli importanti.

La scelta della Tritium

Rayan aveva scelto di trasferirsi alla Tritium, una società di Serie D, perché cercava un percorso più ambizioso. A Zanica avevano provato a trattenerlo, mentre dalla nuova società gli era stato suggerito di valutare una squadra più vicina a casa. Il ragazzo, però, aveva deciso di proseguire per la sua strada, accettando la distanza tra Martinengo e Trezzo.

Il responsabile del settore giovanile della Tritium, Valerio Colace, lo aveva definito un ragazzo normale con grandi prospettive. Non un predestinato, ma un giovane con testa, applicazione e voglia di lavorare. La sua esperienza nella nuova squadra era iniziata da poco quando l’incidente ha interrotto la sua vita. Ora restano gli scarpini, la maglia del Marocco e il vuoto lasciato nello spogliatoio dai compagni.