Una caviglia, un polpaccio, una gamba o un braccio più gonfi dell’altro sono un segnale da interpretare, non una diagnosi già definita. Le cause possono essere diverse: da un trauma a un’infezione, fino a un ostacolo al ritorno del sangue o al drenaggio della linfa. La differenza tra i due lati, da sola, non permette di stabilire l’origine del problema, ma può indicare la necessità di una valutazione medica.
Un gonfiore comparso recentemente, senza una spiegazione evidente, merita un controllo urgente. Esordio improvviso, dolore marcato, pelle arrossata o calda e febbre sono segnali per i quali è opportuno farsi visitare nella stessa giornata. Questi sintomi non distinguono da soli un’infezione da un problema vascolare, ma indicano che il quadro deve essere valutato tempestivamente.
La situazione diventa un’emergenza se al gonfiore si associano difficoltà respiratorie, dolore al torace, tosse con tracce di sangue o sensazione di svenimento. In questi casi occorre chiedere assistenza immediata chiamando il 112 o il 118: tra le condizioni da escludere rapidamente c’è l’embolia polmonare.
Le possibili cause del gonfiore
Al di fuori delle emergenze, il medico considera come varia il volume dell’arto durante la giornata e quali altri segni sono presenti. Nella malattia venosa cronica, il gonfiore interessa soprattutto piede e caviglia, tende a peggiorare la sera o dopo molte ore in piedi e può accompagnarsi a pesantezza, vene varicose e alterazioni della pelle.
Una trombosi precedente può lasciare un ostacolo al deflusso o danneggiare le valvole venose, favorendo un gonfiore persistente. Se invece l’accumulo di liquidi dipende da un problema del drenaggio linfatico, si parla di linfedema. Nelle fasi iniziali può essere morbido, lasciare una fossetta alla pressione del dito e ridursi durante il riposo notturno: per questo l’aspetto esterno non basta a distinguere le diverse cause.
La storia dell’arto è altrettanto importante. Un intervento recente, un trauma locale o un’operazione che ha coinvolto i linfonodi possono orientare il medico. Dopo l’asportazione dei linfonodi o la radioterapia, un linfedema può comparire anche a distanza di tempo, ma ogni nuovo gonfiore richiede comunque di valutare anche trombosi e infezione.
Anche un braccio può essere interessato da una trombosi venosa profonda, soprattutto in presenza di cateteri venosi o dispositivi impiantati come pacemaker e defibrillatori. Per chiarire la causa, il medico può ricorrere a esami mirati. Nel sospetto di trombosi alla gamba, il percorso può includere probabilità clinica, D-dimero ed ecografia venosa. Il D-dimero da solo non conferma un coagulo e, in circostanze specifiche, una prima ecografia negativa può dover essere ripetuta dopo sei-otto giorni.
Esami e trattamenti
L’ecografia è l’esame iniziale di riferimento anche per sospetti a carico del braccio e per studiare reflussi od ostruzioni nelle forme croniche. La terapia viene scelta solo dopo aver individuato il meccanismo responsabile del gonfiore. La compressione elastica può aiutare nell’insufficienza venosa cronica, ma non è adatta a ogni situazione e va prescritta dopo aver verificato l’integrità della circolazione arteriosa. Sono quindi da evitare iniziative fai-da-te prima della diagnosi.