«Quanto emerge dall’operazione Metamorfosi è un fenomeno allarmante, che riguarda l’intera comunità abruzzese e non soltanto Sulmona e la Valle Peligna». È il commento della senatrice abruzzese Gabriella Di Girolamo alla maxi operazione della Polizia di Stato che martedì ha portato all’esecuzione di venti misure cautelari.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, all’origine dell’indagine ci sarebbe un uomo già condannato per associazione di stampo mafioso che, dopo aver scontato la pena, avrebbe costituito un nuovo gruppo criminale, conquistando un territorio considerato tradizionalmente estraneo alle dinamiche mafiose. Il giro d’affari stimato sarebbe compreso tra 180 e 200mila euro al mese, con un presunto monopolio della cocaina accompagnato da estorsioni, intimidazioni, incendi, armi ed esplosivi.
Il mercato della droga e le infiltrazioni
Di Girolamo richiama anche gli elementi più gravi emersi nell’inchiesta: un presunto ordigno predisposto per una ritorsione e una trattativa per un carico di 100 chili. La senatrice parla inoltre di una possibile saldatura tra un gruppo locale e figure riconducibili a contesti mafiosi e camorristici.
La presunta organizzazione avrebbe utilizzato un bar come base operativa, organizzando consegne a domicilio, pagamenti con il Pos, comunicazioni criptate e minacce ai debitori. Di Girolamo ha ringraziato la Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, la Polizia di Stato, gli investigatori e la magistratura, sottolineando il ruolo del loro lavoro nel restituire fiducia ai cittadini e agli operatori economici che resistono alle pressioni criminali.
Ora l’attenzione si concentra anche sulla domanda di droga, che potrebbe coinvolgere persone note del territorio. La senatrice chiede che la verità emerga senza zone d’ombra, precisando però che il consumo di stupefacenti non equivale all’appartenenza a un’organizzazione criminale. Il problema, osserva, riguarda tuttavia il finanziamento di un circuito basato su estorsioni, armi e intimidazioni e i possibili rischi di ricatto quando a consumare fossero persone con responsabilità pubbliche.
L’appello della Diocesi
Sulla vicenda è intervenuta anche la Diocesi di Sulmona-Valva, con una nota del vescovo Michele Fusco. Il presule ha espresso gratitudine alla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, alla magistratura e alle forze dell’ordine, sostenendo che l’operazione abbia fatto emergere una realtà segnata da paura e illegalità.
Per Fusco, la presenza di un mercato di droga rivolto in larga parte ai giovani impone una riflessione sulla fragilità delle comunità e sui vuoti educativi, di senso e di prospettiva che la criminalità riesce a sfruttare. La lotta all’illegalità, ha osservato, non può essere affidata soltanto a chi indossa una divisa o esercita funzioni giudiziarie.
La Diocesi ha quindi invitato parrocchie, famiglie, scuole, istituzioni e Terzo Settore a costruire un’alleanza educativa, offrendo ai ragazzi spazi di ascolto e crescita. L’appello rivolto a Sulmona e all’intera Valle Peligna è a non rassegnarsi, contrastando omertà e paura attraverso la collaborazione e il sostegno a chi difende legalità e giustizia.