L’incendio avvenuto al Porto vecchio di Trieste, costato la vita a due persone, riporta al centro del dibattito la situazione di chi vive ai margini, senza un alloggio e senza adeguate tutele. Sulla tragedia è intervenuta l’Ics, organizzazione impegnata sul fronte dell’accoglienza, dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Massimiliano Fedriga.
Secondo l’Ics, il fatto che le due vittime fossero estranee al sistema di accoglienza non interrompe il legame tra l’incendio e le condizioni in cui si trovano alcune persone migranti presenti a Trieste. L’organizzazione sostiene che nei magazzini dell’area portuale trovino riparo circa cento persone, in gran parte in attesa di un appuntamento con la questura necessario a formalizzare la richiesta di asilo.
La situazione nei magazzini
La nota descrive edifici abbandonati, privi delle più elementari condizioni di sicurezza, utilizzati come riparo da persone che non dispongono di una sistemazione. L’Ics sottolinea che il sistema di accoglienza triestino avrebbe attualmente circa cento posti disponibili, ma l’accesso sarebbe precluso a chi non riesce ancora a formalizzare la domanda di asilo.
Alla base di questa situazione, secondo l’organizzazione, ci sarebbero ostacoli burocratici e lunghi ritardi nelle procedure. È in questo quadro che l’Ics propone l’apertura di un centro di bassa soglia, una struttura destinata a garantire un luogo sicuro a chiunque sia privo di un tetto, senza distinzioni legate alla nazionalità.
L’appello alle istituzioni
L’Ics afferma che la tragedia del Porto vecchio evidenzia anche forme più ampie di disagio sociale, legate a marginalità, povertà ed esclusione abitativa. Si tratta, secondo l’organizzazione, di condizioni che interessano persone con storie diverse, ma accomunate dalla mancanza di risposte adeguate ai bisogni fondamentali.
La richiesta viene quindi rivolta alle istituzioni, chiamate a intervenire sia sulla situazione delle persone migranti in attesa di regolarizzare la propria posizione sia sulle altre forme di fragilità presenti sul territorio. L’Ics sostiene di aver già indicato possibili soluzioni e attribuisce alla politica la responsabilità di non averle ancora attuate.