È stato arrestato a Bologna il 27enne condannato in primo grado a due anni e due mesi per i disordini del 20 luglio, scoppiati durante la manifestazione per Abderrahim Fakir, morto al Pilastro nel corso di un fermo di polizia. Il giovane, difeso dall’avvocata Marina Prosperi, era sottoposto al divieto di dimora nel capoluogo emiliano.
Secondo quanto emerso, il 27enne avrebbe violato la misura cautelare la scorsa estate, rientrando nella propria abitazione per recuperare i suoi gatti. Questa mattina si trovava in città per comparire davanti al gip Salvatore Romito, quando è stato arrestato e trasferito nel carcere della Dozza. Nel pomeriggio è previsto l’interrogatorio in videocollegamento. La difesa ha annunciato un ricorso al Tribunale del Riesame.
Le udienze per gli scontri
Nel frattempo si sono concluse davanti al gip le udienze dei 15 indagati per gli scontri avvenuti il 20 luglio nel centro di Bologna, durante il presidio organizzato per chiedere giustizia sulla morte di Fakir. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ora il giudice dovrà valutare le richieste relative alle eventuali misure cautelari.
All’esterno del tribunale si sono radunati circa 30 attivisti dei collettivi, con striscioni e musica, per esprimere solidarietà agli indagati. La comparizione davanti al giudice rientra nella procedura prevista prima della decisione sui provvedimenti cautelari.
La condanna e il bilancio dei disordini
Il giovane, italiano e incensurato all’epoca dei fatti, era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e rilasciato il mattino successivo con il divieto di dimora. Processato con rito abbreviato, era stato condannato dalla giudice Claudia Gualtieri a due anni e due mesi di reclusione, con pena sospesa, a fronte di una richiesta della Procura pari a un anno e sei mesi.
Nel corso del procedimento aveva chiesto la messa alla prova presso una cooperativa di Genova, ma l’istanza era stata respinta. Secondo il bilancio della polizia, gli scontri avevano provocato il ferimento di 64 appartenenti alle forze dell’ordine, con prognosi comprese tra tre e 35 giorni, e danni per oltre 200mila euro. Sei mezzi della polizia erano stati danneggiati e due automobili incendiate. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di resistenza, danneggiamento e lesioni.