Continua a crescere il numero delle vittime sul lavoro in Italia. Nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 823 decessi, 39 in più rispetto ai 784 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 5 per cento.
Dei decessi complessivi, 595 sono avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, mentre 228 si sono verificati in itinere, nel tragitto tra casa e posto di lavoro. Rispetto all’anno precedente, le morti in occasione di lavoro sono aumentate del 3,5 per cento e quelle in itinere del 9,1 per cento.
Le differenze tra territori e categorie
L’incidenza media nazionale delle morti in occasione di lavoro è di 24,7 vittime ogni milione di occupati. Nella fascia considerata a maggiore rischio, indicata da Vega come zona rossa, rientrano Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. In zona arancione si trovano Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige, mentre Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio sono in zona gialla.
La Lombardia è classificata in zona bianca, con un’incidenza di 18,4 vittime ogni milione di occupati. Il dato non coincide però con il numero assoluto dei decessi: la regione registra infatti 84 morti in occasione di lavoro, il valore più alto d’Italia, pari al 14,1 per cento dei 595 decessi rilevati nella categoria.
Tra le lavoratrici, le vittime sono state 76, contro le 68 dei primi nove mesi del 2025, con una crescita dell’11,8 per cento. Di queste, 43 sono morte durante l’attività lavorativa, dieci in più rispetto all’anno precedente, mentre 33 hanno perso la vita in itinere.
Resta marcato anche il divario relativo ai lavoratori stranieri. Le vittime complessive sono salite a 221, rispetto alle 171 del 2025, con un aumento del 29,2 per cento. I decessi in occasione di lavoro sono stati 159 e quelli in itinere 62. L’incidenza è di 61,5 morti ogni milione di occupati stranieri, contro i 20,3 registrati tra i lavoratori italiani.
I settori più colpiti e il dato varesino
L’età incide sul rischio: il valore più elevato riguarda gli ultrasessantacinquenni, con 85,4 vittime ogni milione di occupati. Seguono la fascia tra 55 e 64 anni, con 37,1, e quella tra 15 e 24 anni, con 34,3. In termini assoluti, il gruppo più numeroso è quello tra 55 e 64 anni, con 208 vittime.
Per settore, il maggior numero di morti in occasione di lavoro si registra nelle costruzioni, con 101 casi. Seguono trasporto e magazzinaggio, con 80 decessi, e attività manifatturiere, con 73. A fine settembre le denunce di infortunio sono state 457.879, il 5 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il manifatturiero è il comparto con il maggior numero di denunce, seguito da sanità, costruzioni, commercio e trasporto e magazzinaggio.
In provincia di Varese, i dati consolidati ad agosto indicano otto vittime complessive nel 2026, contro le tre dello stesso periodo dell’anno precedente. I decessi in occasione di lavoro sono passati da due a sette; l’ottava vittima è legata a un incidente in itinere. Le statistiche considerano il luogo del decesso e comprendono quindi anche infortuni che hanno coinvolto residenti del Varesotto in altre province o frontalieri deceduti in Ticino.
L’indice di incidenza della provincia è passato da 5,1 a 17,6 morti ogni milione di occupati, facendo entrare Varese in zona gialla, pur rimanendo sotto la media nazionale. Nel confronto lombardo, la provincia è quarta per morti in occasione di lavoro, dopo Brescia, Milano e Bergamo, e quinta considerando anche i decessi in itinere. Il dato locale si inserisce così in un quadro nazionale segnato dall’aumento sia delle vittime sia delle denunce di infortunio.