All’Università di Udine la storia di Letizia Clocchiatti racconta un traguardo accademico, ma soprattutto un percorso di crescita personale. Dopo una prima laurea, conseguita con il voto di 96, la giovane ha completato la magistrale in Storia dell’arte, trasformando in scelta di studio una passione coltivata fin dall’infanzia.
A ripercorrere le tappe di questo cammino è la madre Linda, che considera il titolo universitario una conquista importante, ma non l’unica. Il risultato più significativo, spiega, è stato vedere la figlia acquisire una crescente autonomia nella gestione degli esami, delle scadenze, delle iscrizioni e dei rapporti con docenti, segreterie e servizi dell’ateneo.
Dalla diagnosi al percorso scolastico
Le prime difficoltà erano emerse quando Letizia aveva circa tre anni, soprattutto nel linguaggio, nelle relazioni e nelle attività quotidiane. Gli approfondimenti con gli specialisti avevano portato inizialmente alla diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo, un passaggio che la famiglia ricorda come particolarmente difficile. In seguito, la diagnosi di sindrome di Asperger ha accompagnato un lungo lavoro di sostegno.
Nel corso della crescita Letizia ha seguito attività di logopedia, riabilitazione neuromotoria, iniziative con gli asinelli e idroterapia. Parallelamente, ha sviluppato un interesse marcato per l’arte, l’architettura, gli stili artistici e alcuni riferimenti storici e religiosi. La madre ricorda come questa sensibilità potesse convivere con difficoltà in gesti semplici della vita quotidiana: da qui la scelta di valorizzare le sue capacità e, allo stesso tempo, rafforzare le competenze necessarie all’autonomia.
Durante la scuola dell’infanzia, la primaria e le medie, Letizia ha frequentato istituti che, secondo il racconto familiare, hanno saputo rispettare i suoi tempi e favorire l’inclusione. Più complesso è stato invece il primo approccio con un liceo di Udine. La famiglia riteneva che quel contesto non offrisse le condizioni adeguate e, anche a causa di giudizi molto scoraggianti sul futuro scolastico della ragazza, ha deciso di cambiare indirizzo.
La scelta dell’università
Letizia si è quindi trasferita al liceo delle Scienze umane di San Pietro al Natisone, annesso al Convitto di Cividale. Linda attribuisce un ruolo importante all’accoglienza ricevuta e al lavoro degli insegnanti di sostegno, in particolare negli ultimi anni delle superiori. Dopo il diploma, la famiglia ha scelto di affrontare l’ipotesi universitaria senza fermarsi alle previsioni, procedendo gradualmente e verificando opportunità e difficoltà concrete.
All’ateneo friulano Letizia ha seguito un percorso umanistico anche durante gli anni segnati dalla pandemia, imparando a orientarsi in un ambiente nuovo e a gestire i rapporti con segreterie e servizi. La madre esprime riconoscenza per l’ufficio dedicato agli studenti con disabilità. Dopo la prima laurea, la giovane ha scelto di proseguire con la magistrale in Storia dell’arte, portando avanti il proprio interesse per il patrimonio artistico.
Secondo Linda, il cambiamento più evidente si è visto proprio nel biennio magistrale: Letizia ha imparato a organizzare lo studio, seguire le iscrizioni, sostenere gli esami e contattare i professori con una sicurezza sempre maggiore. La laurea diventa così il punto di arrivo di un percorso più ampio, costruito con il contributo della famiglia, della scuola e dell’università.
Il desiderio della madre è che questa esperienza possa essere utile ad altre famiglie alle prese con situazioni simili. La vicenda di Letizia, oltre a testimoniare il suo impegno, richiama l’importanza di sostegni adeguati e di opportunità concrete per consentire a ogni persona di sviluppare le proprie capacità e amministrare con maggiore indipendenza la propria vita.