Rimini (RN)

Rimini, negato il proscioglimento al turista arrestato

La difesa e il pubblico ministero chiedevano la chiusura del procedimento, ma restano da verificare le contestazioni sugli atti della Polizia locale

Il Tribunale di Rimini ha respinto la richiesta di proscioglimento presentata dalla difesa e dalla Procura nei confronti di un giovane turista milanese, arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Il ragazzo aveva già concluso il percorso di messa alla prova, svolgendo lavori di pubblica utilità, ma per il momento il procedimento resta aperto.

La decisione è stata presa dal giudice monocratico, che ha ritenuto non ancora sufficientemente accertate le contestazioni relative ai presunti falsi verbali redatti da alcuni agenti. La vicenda è infatti inserita nell’inchiesta che coinvolge otto operatori del nucleo Falchi della Polizia locale, sospettati dalla Procura di avere costruito atti non veritieri per giustificare alcuni interventi.

La richiesta di chiudere il procedimento

La richiesta era stata avanzata sia dal pubblico ministero sia dall’avvocato del giovane, Massimo Campana. Secondo il giudice, tuttavia, le accuse sui verbali si trovano ancora nella fase delle ipotesi investigative. In assenza di accertamenti definitivi, non sarebbero quindi presenti le condizioni per pronunciare il proscioglimento dell’imputato.

Al centro del caso ci sono i fatti avvenuti la sera dell’11 maggio 2024. Il giovane, allora ventiquattrenne, era uscito da un locale sul lungomare dopo avere bevuto alcuni drink. Quando aveva visto un’auto civetta della Polizia locale, era salito a bordo pensando che fosse un taxi.

Accortosi dell’errore, il ragazzo aveva aperto la portiera e si era allontanato a piedi. Una volta rientrato in albergo, aveva chiamato la madre e successivamente aveva contattato spontaneamente la centrale dei vigili, indicando il luogo in cui si trovava. Gli agenti lo avevano raggiunto nella struttura ricettiva e lo avevano arrestato.

Le contestazioni sui verbali

Dopo circa cinque ore in cella, il giovane era stato accompagnato davanti al giudice per il processo per direttissima, che aveva convalidato l’arresto. La Procura sostiene però che nel verbale relativo all’intervento siano state riportate circostanze non vere, tra cui una presunta resistenza e violenza nei confronti degli operatori.

Questi elementi dovranno essere verificati nell’ambito dell’inchiesta sugli agenti della Polizia locale. Fino a quando gli accertamenti non saranno conclusi, il giudice ha ritenuto di non poter definire il procedimento a favore del giovane, nonostante l’avvenuto completamento della messa alla prova.