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Auto, garanzia più lunga se si sceglie la riparazione

Le nuove regole prevedono un anno aggiuntivo e moduli vincolanti per gli interventi oltre copertura.

Il cosiddetto diritto alla riparazione si applica anche alle automobili e agli altri veicoli. La disciplina è stata introdotta dal Dlgs 176/2026, in vigore dal 22 ottobre 2026, con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea 2024/1799. Il provvedimento ha inserito nel Codice del consumo il nuovo Titolo II-bis, formato dagli articoli da 127-bis a 127-undecies.

L’obiettivo delle nuove norme è favorire la riparazione quando un bene presenta un difetto, rispetto agli altri rimedi a disposizione del consumatore: sostituzione, riduzione del prezzo e risoluzione del contratto. Nel caso dei veicoli, tuttavia, la riparazione è già la soluzione più frequente, anche perché sostituire un’automobile ha costi molto più elevati rispetto a quelli di molti altri beni di consumo.

Un anno in più per chi sceglie l’intervento

Il primo cambiamento riguarda la garanzia legale. Per i contratti di vendita conclusi dal 31 luglio 2026, quando il consumatore sceglie di riparare un difetto di conformità durante il periodo di copertura, la garanzia viene estesa di 12 mesi. L’allungamento è riconosciuto una sola volta, indipendentemente dal numero di riparazioni successive, e si aggiunge alla durata ordinaria.

Per un veicolo nuovo la tutela passa quindi da due a tre anni. Per un veicolo usato, quando il venditore ha ridotto la garanzia a un anno, arriva a due. La disciplina non precisa da quale momento debba essere calcolata l’estensione. L’interpretazione prevalente, considerata più coerente con il testo europeo, fa decorrere il periodo dalla consegna del veicolo e non dalla data dell’intervento.

Il secondo fronte riguarda le riparazioni richieste al di fuori della garanzia. Dal 22 ottobre 2026 si applicano nuovi obblighi di trasparenza, a prescindere dalla data di acquisto o di consegna. Le regole su prezzi calmierati e disponibilità garantita dei ricambi valgono però soltanto per le categorie indicate in un apposito allegato, tra cui lavatrici, frigoriferi, smartphone e tablet. I veicoli sono esclusi da questo elenco.

Preventivi e tre scenari possibili

Per automobili e altri veicoli restano quindi gli obblighi di trasparenza a carico dei riparatori. L’officina può consegnare un modulo europeo con prezzo, tempi e condizioni dell’intervento. Il modulo è facoltativo, ma, se viene rilasciato, vincola il riparatore per almeno 30 giorni. Se l’intervento promesso non viene eseguito, il consumatore ha diritto almeno al rimborso dei costi di diagnosi. Le violazioni possono comportare sanzioni da 5.000 a 50.000 euro, sotto la vigilanza dell’AGCM.

La tutela da applicare dipende dalla natura del problema e dal momento in cui si manifesta. Se si tratta di un difetto originario emerso durante la garanzia legale, il consumatore può chiedere riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto. Se opta per la riparazione, scatta anche l’estensione di un anno.

Quando il difetto originario emerge dopo la scadenza della garanzia, si applica invece il nuovo regime delle riparazioni. Nel calcolo della durata occorre considerare che, se il veicolo era già stato riparato in garanzia per un difetto diverso, la copertura va considerata di tre anni anziché di due.

Infine, in caso di guasto sopravvenuto dovuto a usura, uso scorretto, cattiva manutenzione o rottura accidentale, la garanzia legale non opera e resta la disciplina della riparazione trasparente. Per i veicoli rientrano in questa categoria, tra gli altri, l’usura di frizione, freni e pneumatici e i danni provocati da uso improprio o mancata manutenzione. Le regole sulla trasparenza valgono anche quando la garanzia legale è ancora in corso.