La Costampress di Gardigiano di Scorzè, azienda specializzata nella pressofusione, interrompe definitivamente la propria attività. Il giudice ha disposto la chiusura dell’esercizio provvisorio, avviato dopo il commissariamento e la successiva liquidazione, mettendo fine ai tentativi di mantenere operativo lo stabilimento e di individuare un compratore.
La società si trovava da luglio 2026 in esercizio provvisorio, una misura che aveva consentito di proseguire la produzione nonostante la procedura di liquidazione. Per i dipendenti e le organizzazioni sindacali quella decisione aveva rappresentato una possibilità concreta di salvaguardare il sito, anche grazie alle commesse ancora disponibili, al sostegno dei creditori e all’intervento della Regione Veneto nella ricerca di un soggetto interessato a subentrare.
La procedura per la cassa integrazione
Con la cessazione dell’attività, 72 persone rimaste in organico si trovano ora senza lavoro. La Fiom Cgil ha comunicato l’esito della vertenza, sottolineando che la trattativa è proseguita per mesi con il coinvolgimento della rappresentanza sindacale unitaria, di Veneto Lavoro e dell’ex amministratore delegato, il dottor Cavaliere. L’obiettivo era trovare soluzioni alternative al fallimento e individuare imprenditori disposti a rilevare il sito produttivo.
Il sindacato e la Rsu aziendale stanno predisponendo la richiesta di Cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività. Parallelamente, è previsto il confronto con la Regione per definire un piano straordinario di politiche attive del lavoro, destinato ad accompagnare il personale verso il reinserimento professionale.
Le critiche sui fondi di investimento
Secondo Cristian Modesto, esponente della Fiom Cgil Venezia, la vicenda riaccende l’attenzione sull’impatto dei fondi di investimento nel tessuto manifatturiero locale. Il sindacalista ha richiamato in particolare le operazioni attribuite al fondo Accursia Capital e ha chiesto che venga verificata la liceità delle operazioni compiute nella gestione della crisi.
La conclusione della procedura non è stata considerata improvvisa dal sindacato. Nelle ultime settimane, in assenza di un compratore, alcuni clienti avevano iniziato a rivolgersi ad altri fornitori, riducendo progressivamente le prospettive dello stabilimento. Da luglio, circa 20 dipendenti avevano già trovato una nuova collocazione. Le persone rimaste sono considerate più esposte alle difficoltà del ricollocamento, anche per l’età e per il livello di specializzazione.