Milano (MI)

Omicidio a Rogoredo, chiesto il processo per l’ex agente

L’ex poliziotto sostiene di avere temuto un’arma, ammette la messinscena e respinge l’accusa di pianificazione.

La Procura di Milano ha chiesto il processo per omicidio volontario aggravato nei confronti di Carmelo Cinturrino, 42 anni, ex assistente capo della Polizia di Stato in servizio al Commissariato Mecenate. L’uomo è accusato di avere ucciso il 26 gennaio Abderrahim Mansouri, conosciuto come Zack, nel boschetto di Rogoredo, a Milano.

L’ultima ricostruzione davanti al pm

Nel corso dell’ultimo interrogatorio, svolto il 6 ottobre davanti al pubblico ministero Giovanni Tarzia, Cinturrino ha fornito la propria versione dell’accaduto. L’ex agente ha escluso di avere premeditato l’omicidio e ha negato di avere intavolato trattative con Mansouri o di avere ricevuto denaro: “Non ho mai preso soldi, non sono mai stato corrotto”.

Secondo il racconto dell’indagato, nel tardo pomeriggio aveva raggiunto alcuni colleghi impegnati in un servizio di contrasto al traffico di stupefacenti nell’area di Rogoredo. Cinturrino ha riferito di essersi avvicinato con il cappuccio calzato e di avere intimato più volte l’alt, gridando “Fermo polizia”. Mansouri, invece di allontanarsi, avrebbe portato una mano in tasca. L’ex poliziotto ha spiegato di avere avuto paura e di avere quindi estratto la propria Beretta 9×19, facendo fuoco da una distanza di circa 30 metri.

“Quando ho visto che perdeva sangue dalla testa, sono impazzito e mi sono detto che lo avevo ammazzato”, ha dichiarato durante l’interrogatorio. Cinturrino ha anche sostenuto che la vittima non meritasse di morire, ma di essere arrestata. La Procura contesta l’omicidio volontario aggravato dalla violazione dei doveri connessi alla pubblica funzione.

La messinscena dopo lo sparo

Dopo il ferimento mortale, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Cinturrino avrebbe cercato di depistare le indagini. L’ex agente si sarebbe fatto portare da un collega una pistola finta, poi gettata accanto al corpo di Mansouri per simulare una sparatoria. Nel corso dell’interrogatorio ha ammesso la responsabilità per la messinscena, dicendo di vergognarsi e chiedendo scusa alla famiglia della vittima.

La famiglia di Abderrahim Mansouri è rappresentata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. Cinturrino, difeso dagli avvocati Davide Bianucci e Davide Giuseppe, ha affermato che quanto accaduto lo avrebbe devastato e che il rimorso lo accompagnerà per tutta la vita. Nella sua ricostruzione ha inoltre criticato il comportamento di un collega e di un ispettore, sostenendo che avrebbero dovuto intervenire e chiedere aiuto.