Perugia (PG)

Contestata a Perugia la partecipazione delle scuole al 4 novembre

L’Osservatorio critica il coinvolgimento degli alunni nelle cerimonie per la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate.

La partecipazione di alcune classi delle scuole primarie di Perugia alle celebrazioni del 4 novembre è stata contestata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Il gruppo ha espresso contrarietà al coinvolgimento degli alunni nelle cerimonie ufficiali dedicate alla Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, previste con la presenza di autorità civili e militari.

Secondo quanto riferito dall’Osservatorio, alcune classi delle primarie Giovanni Cena, Lombardo Radice e Maria Montessori, appartenenti all’Istituto comprensivo Perugia 4, prenderanno parte alle iniziative sulla base di una circolare del dirigente scolastico. Anche altre classi di istituti perugini, sempre secondo il gruppo, sarebbero coinvolte nelle manifestazioni organizzate in città.

Perugia è stata infatti individuata, insieme ad altre 35 località, dallo Stato Maggiore della Difesa tra le sedi delle celebrazioni ufficiali. L’Osservatorio ha annunciato la distribuzione di un volantino davanti ad alcuni istituti scolastici del Perugino, con il titolo 4 novembre: non c’è niente da celebrare, per illustrare le ragioni della propria posizione.

La critica alla ricorrenza

Nel comunicato diffuso dal gruppo, la ricorrenza viene letta come l’occasione per ricordare le conseguenze della Prima guerra mondiale, più che per celebrare le Forze armate. L’Osservatorio richiama la fine di un conflitto al quale partecipò anche l’Italia e le condizioni vissute dai soldati nelle trincee, citando oltre 650 mila militari italiani uccisi e più di un milione di feriti e mutilati.

La richiesta è che il 4 novembre diventi soprattutto un momento di riflessione sulla guerra e sul valore della pace. Secondo l’Osservatorio, nelle attività rivolte ai bambini dovrebbero avere maggiore spazio temi come cooperazione, solidarietà, uguaglianza e ripudio della guerra, richiamati nel comunicato come principi coerenti con il ruolo educativo della scuola e con i valori costituzionali.

Il ruolo della scuola

La seconda contestazione riguarda il coinvolgimento degli alunni più piccoli in iniziative alle quali partecipano rappresentanti delle istituzioni civili e militari. L’Osservatorio sostiene che la scuola primaria debba essere un luogo dedicato alla formazione e alla cultura della pace, esprimendo dubbi sull’opportunità di associare bambini a cerimonie con canti degli inni, alzabandiera e presenza militare.

Nel documento vengono inoltre citate le visite alle caserme e le attività con forze armate e dell’ordine, fino ai percorsi di orientamento e reclutamento rivolti agli studenti delle scuole superiori. Il gruppo chiede infine una riflessione sul ruolo di docenti e famiglie, domandandosi se siano consapevoli degli effetti di iniziative che, a suo giudizio, rischiano di rendere più attraente la dimensione militare fin dall’infanzia.