San marcello piteglio (PT)

San Marcello Piteglio, salta il voto unanime sulle case popolari

La proposta di Franco Del Re puntava a velocizzare il bando Erp e riaprire gli alloggi già disponibili sul territorio montano.

Il Consiglio comunale di San Marcello Piteglio, riunito il 29 ottobre, non ha approvato all’unanimità la mozione dedicata alle case popolari. L’iniziativa, promossa da Franco Del Re, puntava a sbloccare l’assegnazione di 17 alloggi pronti all’uso e a rimettere in circolo una parte dei 31 appartamenti attualmente sfitti sul territorio montano.

Il documento ha ottenuto il sostegno delle forze di maggioranza e delle componenti di minoranza, ma ha registrato il voto contrario di Carlo Vivarelli, consigliere della Lista Civica Cambiare. Il suo dissenso ha impedito il raggiungimento della compattezza bipartisan che, alla vigilia della seduta, sembrava possibile per accelerare l’iter del bando di Edilizia residenziale pubblica.

La mozione sugli alloggi disponibili

La proposta nasceva dalla situazione di disagio sociale e dalla necessità di assegnare in tempi rapidi gli appartamenti vuoti. Nel testo viene richiamato anche il dato relativo ai 24 alloggi non occupati nel solo Comune di San Marcello Piteglio, mentre il quadro complessivo del territorio montano indica 31 abitazioni sfitte. L’obiettivo indicato era utilizzare le unità già disponibili, riducendo i tempi necessari per l’assegnazione attraverso il bando Erp.

Il voto contrario di Vivarelli è stato motivato con argomentazioni di carattere identitario ed economico. In una nota ufficiale, il consigliere ha contestato l’eventualità che gli alloggi vengano assegnati a cittadini stranieri e ha sostenuto che queste risorse debbano essere riservate esclusivamente a toscani e italiani. Secondo la sua posizione, la misura dovrebbe sostenere soprattutto le famiglie locali e contribuire a contrastare la partenza dei giovani verso l’estero.

Le contestazioni sulla procedura

Nel comunicato, Vivarelli ha inoltre criticato le attuali politiche migratorie, sostenendo che l’immigrazione venga utilizzata dalle élite economiche per ridurre il costo del lavoro e alimentare condizioni di sfruttamento. Il consigliere ha espresso anche dubbi sui controlli previsti per i richiedenti stranieri.

In particolare, ha affermato che non sarebbero verificate in modo adeguato le disponibilità economiche e i beni posseduti nei Paesi d’origine. Da qui la sua definizione della procedura come priva di trasparenza e lesiva dei diritti dei residenti storici. La mozione resta quindi approvata senza l’unanimità auspicata, mentre la questione degli alloggi sfitti e dell’avvio del bando Erp rimane al centro del confronto politico locale.