Dal 2027 il Bonus mamme dovrebbe cambiare struttura. La Manovra prevede la sostituzione degli strumenti attualmente in vigore con un assegno unico da 100 euro al mese destinato alle lavoratrici con almeno due figli e un reddito annuo non superiore a 40mila euro. L’obiettivo dichiarato è semplificare il sistema, ma l’impatto economico sarà diverso a seconda della situazione familiare, del contratto e del reddito.
Chi beneficerà dell’aumento
Le principali beneficiarie saranno le lavoratrici con due figli, che passeranno dall’attuale sostegno di 60 euro mensili a 100 euro. Il nuovo importo potrà raggiungere un massimo di 1.200 euro l’anno, con un incremento potenziale di 480 euro rispetto alla situazione attuale. Il beneficio sarà riconosciuto fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio.
La misura sarà estesa anche alle lavoratrici autonome e a quelle con contratto a tempo determinato che abbiano almeno tre figli, categorie finora escluse dallo sgravio contributivo pieno. Il contributo dovrà essere richiesto all’Inps e sarà calcolato in base ai mesi effettivamente lavorati. Per le madri con tre o più figli, il sostegno resterà previsto fino al raggiungimento della maggiore età del figlio più piccolo.
Il nuovo regime per le dipendenti
Un effetto meno favorevole riguarderà invece le lavoratrici a tempo indeterminato con almeno tre figli. Fino alla fine del 2026 queste lavoratrici possono usufruire dell’esonero totale dei contributi previdenziali a loro carico, entro il limite massimo di 3mila euro all’anno. Dal 2027, secondo quanto previsto dalla Manovra, lo sgravio sarà sostituito dal contributo fisso di 1.200 euro annui.
Per chi oggi raggiunge il tetto massimo dell’esonero, il passaggio al nuovo sistema potrebbe quindi tradursi in una riduzione del beneficio fino a 1.800 euro all’anno. Resterebbero inoltre escluse le lavoratrici con redditi superiori a 40mila euro, anche se in possesso degli altri requisiti familiari.
La relazione tecnica alla Manovra stima una platea potenziale di circa 993mila lavoratrici. La spesa prevista per il nuovo strumento supera un miliardo di euro l’anno. Il riordino punta dunque a concentrare in un unico contributo le principali forme di sostegno, introducendo però differenze rilevanti tra le diverse tipologie di occupazione e di nucleo familiare.