Gonfiore, gas, digestione difficile e cali di energia possono essere segnali di un microbiota intestinale alterato. L’equilibrio dell’ecosistema di microrganismi che vive nell’intestino, definito eubiosi, contribuisce infatti al benessere dell’intero organismo. A spiegarne il ruolo è il professor Tommaso Maglio, che sottolinea come le funzioni del microbiota non riguardino soltanto l’apparato digerente.
Il rapporto con difese e sistema nervoso
Quando è in equilibrio, il microbiota contribuisce a creare una barriera microbiologica, sostiene la regolazione delle difese immunitarie, produce sostanze nutritive per la mucosa gastrointestinale e partecipa alla produzione di vitamine. Il suo ruolo si estende quindi a diversi processi fisiologici, compresa la modulazione della risposta dell’organismo alle infezioni e dei fenomeni infiammatori.
Il dialogo con il sistema immunitario avviene anche attraverso molecole messaggere chiamate citochine. Queste partecipano ai meccanismi con cui l’organismo reagisce alle infezioni e contribuiscono a modulare l’infiammazione, sia a livello intestinale sia più generale.
Un altro collegamento indicato dall’esperto è quello dell’asse intestino-cervello, o gut-brain axis. Quando la composizione del microbiota è equilibrata, vengono favoriti meccanismi che coinvolgono molecole come triptofano e serotonina, associate alla regolazione dello stress, dell’umore, del rapporto con il cibo e della qualità del sonno.
I segnali e le possibili strategie
Tra i disturbi più comuni che possono accompagnare un disequilibrio figurano gonfiore, eccessiva produzione di gas, digestione difficile, alterazioni dell’alvo e stanchezza. Se questi sintomi persistono e non tendono a migliorare, è opportuno approfondirne le cause. Secondo Maglio, una disbiosi cronica può associarsi ad alterazioni della mucosa intestinale e a fenomeni infiammatori più diffusi.
Il primo intervento suggerito riguarda l’alimentazione, con la riduzione del consumo di cibi molto processati. Anche prebiotici, come il colostro bovino, e probiotici di bioregolazione possono essere valutati, ma la scelta dovrebbe essere mirata e basata sui sintomi e sulle caratteristiche individuali. Nei casi meno chiari, aggiunge l’esperto, può essere presa in considerazione un’analisi del microbiota attraverso il sequenziamento del DNA microbico.
La low dose medicine viene descritta come un possibile strumento per modulare i processi infiammatori associati a un disequilibrio cronico e preparare l’ambiente intestinale a un successivo riequilibrio. Anche in questo caso, il ricorso a tale approccio dovrebbe rientrare in un percorso personalizzato e valutato in relazione alle condizioni della persona.