Il 51% dei lavoratori italiani ha sperimentato un livello elevato di stress il giorno precedente all’intervista, una quota superiore alla media europea del 39%. Il dato emerge dal rapporto Gallup State of the Global Workplace 2026 e si inserisce in un quadro di crescente attenzione agli effetti che l’attività professionale può avere sull’equilibrio psicofisico delle persone.
Dal 2 al 6 novembre 2026 si svolge la settimana internazionale della consapevolezza dello stress. Il tema scelto per l’edizione 2026, Rehumanising the Workplace, invita a rimettere al centro le persone e le relazioni nei luoghi di lavoro. In Italia, secondo l’indagine OSH Pulse 2025, il 29% degli intervistati ha riferito di aver vissuto, nei 12 mesi precedenti, stress, depressione o ansia causati o aggravati dal lavoro.
Un fenomeno legato all’organizzazione
Un’altra rilevazione, realizzata da Ipsos nel 2025, indica che il 59% degli italiani ha attraversato nell’ultimo anno momenti di stress così intensi da non riuscire a gestirli. Il fenomeno non dipende soltanto dalla percezione individuale, ma può essere favorito anche dalle condizioni in cui l’attività viene organizzata: carichi eccessivi, scarsa autonomia, ruoli poco chiari, comunicazione inefficace e mancanza di supporto sono tra i fattori che possono contribuire ai rischi psicosociali.
La prevenzione passa quindi anche dall’organizzazione del lavoro e dall’ascolto di chi lo svolge. Una cultura professionale attenta al benessere richiede partecipazione, confronto e interventi sui fattori di rischio, oltre alla possibilità di individuare tempestivamente le situazioni più problematiche.
Un riscontro arriva dal Report 2026 dell’Osservatorio Benèpsys, nel quale lo Stress Index Italia registra un valore medio di 5,26 su 7. A richiamare il dato è David Lazzari, presidente di Benèpsys, in vista della Giornata per la consapevolezza dello stress, prevista il 7 novembre.
Segnali e strumenti di supporto
Lo stress può manifestarsi con irritabilità, difficoltà di concentrazione o di rilassamento, mal di testa, disturbi del sonno e problemi allo stomaco. Quando si protrae nel tempo e incide sulla vita quotidiana, parlarne con una persona di fiducia o con un professionista può aiutare a individuare un sostegno adeguato.
Tra le abitudini che possono contribuire al benessere rientrano un sonno sufficiente, il movimento, un’alimentazione equilibrata e relazioni di supporto. Può essere utile anche interrompere periodicamente l’uso dei dispositivi elettronici, soprattutto nelle ore che precedono il riposo notturno. Questi comportamenti, tuttavia, si affiancano alla necessità di intervenire sulle condizioni di lavoro che alimentano il disagio.