Simone Bezzini, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, e Simona Querci, consigliera regionale Pd e vicepresidente della commissione Istruzione, formazione, beni e attività culturali, contestano i tagli al personale scolastico previsti dalla manovra di bilancio del Governo. La presa di posizione è stata diffusa a Livorno il 2 novembre 2026.
Secondo i due esponenti dem, dopo le riduzioni contestate in ambito sanitario, le conseguenze delle scelte dell’esecutivo ricadrebbero anche sulla scuola pubblica. Il provvedimento, sostengono Bezzini e Querci, coinvolgerebbe Regioni, enti locali, famiglie, cittadini e studenti, trasferendo sui territori una parte degli effetti della riduzione delle risorse.
I numeri contestati dal Partito democratico
Il dato centrale della denuncia riguarda quasi 7mila posti in meno tra docenti e personale Ata. Sulla base delle stime richiamate dai consiglieri regionali e attribuite alle organizzazioni sindacali, tra il 2027 e il 2028 in Toscana si potrebbero registrare circa 700 assunzioni in meno. Per il Pd, la riduzione dell’organico inciderebbe sulla qualità dell’insegnamento, sull’inclusione, sul sostegno agli studenti e sul funzionamento quotidiano degli istituti.
La critica arriva mentre, secondo quanto riferito nella nota, migliaia di ragazze e ragazzi si stanno mobilitando per chiedere una scuola pubblica con edifici sicuri e adeguati, un’istruzione di qualità e maggiore partecipazione alle decisioni che riguardano il loro futuro. Bezzini e Querci considerano quindi i tagli un segnale in contrasto con le richieste avanzate dagli studenti.
La richiesta di maggiori investimenti
Gli esponenti del Partito democratico sostengono che Regioni ed enti locali non possano colmare autonomamente i vuoti lasciati dalle decisioni del Governo. La loro posizione è che il sistema scolastico abbia bisogno di investimenti e personale, invece di ulteriori riduzioni delle risorse destinate ai servizi pubblici fondamentali.
Nel commentare la manovra, Bezzini e Querci hanno infine collegato il futuro della scuola a quello del Paese. La loro valutazione è che il ridimensionamento degli organici possa indebolire l’offerta formativa e i servizi rivolti agli studenti, con ricadute sul territorio toscano negli anni indicati dalle stime.