Toscana

Allevamenti ovicaprini, Nucci chiede una strategia alla Regione

L’obiettivo è sostenere investimenti, conversione delle stalle e redditività delle imprese rurali

Allevamenti ovicaprini, Nucci chiede una strategia alla Regione

«Di fronte all’impatto delle predazioni sugli allevamenti ovicaprini, recinzioni e rimborsi non bastano più». È la posizione espressa da Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, che chiede alla Regione una strategia strutturale per affrontare le difficoltà delle imprese e garantire un futuro ai territori rurali.

La riconversione degli allevamenti

Secondo Nucci, la risposta non può limitarsi agli interventi di emergenza. Servono investimenti per rendere le stalle più sicure e accompagnare gli allevatori nella riconversione verso la razza Lacaune. Questo modello, stanziale o semistanziale, consente di ricoverare gli animali nei periodi più critici e può offrire vantaggi nella produzione di latte, nella resa casearia e nella meccanizzazione del lavoro.

La trasformazione degli allevamenti richiede, nelle indicazioni del presidente, contributi per l’acquisto dei capi, l’ammodernamento delle strutture e la consulenza tecnica. L’obiettivo è favorire anche il ricambio generazionale, sostenendo aziende più organizzate e in grado di affrontare i costi della gestione e della prevenzione.

Terreni incolti e filiera del latte

La difesa delle stalle dovrebbe inoltre essere collegata al recupero dei terreni incolti e alla valorizzazione dei prati-pascolo. Per Nucci, queste superfici hanno una funzione sia produttiva sia ambientale, perché contribuiscono a prevenire il dissesto idrogeologico e a tutelare filiere agroalimentari legate al territorio, tra cui quella del Pecorino Toscano Dop.

Accanto alla prevenzione delle predazioni, Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana indica la necessità di prevedere rimborsi rapidi ed equi per i danni diretti e indiretti. Tra gli strumenti richiesti figurano anche accordi di filiera capaci di assicurare prezzi sostenibili per il latte, oltre a interventi per la digitalizzazione e l’autonomia energetica delle aziende.

La richiesta è quindi quella di superare un approccio basato esclusivamente sull’assistenza e sulle compensazioni successive ai danni. «Non serve assistenzialismo, ma strumenti per consentire alle aziende di restare sul mercato», sostiene Nucci, indicando nella redditività e nella capacità di investimento i presupposti per mantenere attive le imprese ovicaprine e i territori rurali.