Internazionale

Attivisti fermati in Cisgiordania, rientra il modenese

Dopo il blocco durante la raccolta delle olive, un 26enne denuncia minacce, manette e un divieto d’ingresso decennale.

Sono rientrati in Italia quattro dei cinque attivisti dell’International Solidarity Movement fermati in Cisgiordania durante una campagna di sostegno agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Tra loro c’è anche un modenese di 26 anni, che ha riferito di essere stato sottoposto a minacce e pressioni psicologiche. Un altro componente del gruppo avrebbe invece rifiutato la deportazione e si troverebbe ancora in carcere.

Gli attivisti erano impegnati in un villaggio della Cisgiordania insieme a una giornalista portoghese. Secondo il racconto del giovane, il gruppo stava aiutando gli agricoltori palestinesi a raccogliere le olive, un’attività considerata essenziale per l’economia locale. La raccolta, ha spiegato, sarebbe stata ostacolata da precedenti aggressioni attribuite a coloni israeliani e dalle restrizioni imposte dalle forze israeliane.

Il fermo durante la raccolta

Nel primo pomeriggio, sempre secondo la testimonianza dell’attivista, alcuni coloni, tra cui persone armate, si sarebbero avvicinati al gruppo minacciando i presenti e tentando di prendere le olive già raccolte. Gli agricoltori palestinesi avrebbero quindi invitato gli internazionali ad allontanarsi. Nessuno degli attivisti, ha sottolineato il modenese, era armato.

Una volta tornati verso il villaggio, sarebbero arrivati due veicoli delle forze israeliane. Gli attivisti sarebbero stati fatti sedere a terra e circondati, mentre i loro passaporti venivano ritirati senza spiegazioni immediate. Dopo circa due ore, al gruppo sarebbe stato comunicato che l’area era stata dichiarata zona militare chiusa, con divieto di accesso per palestinesi e attivisti internazionali.

Accuse e rimpatrio

Il giovane ha sostenuto che la dichiarazione di chiusura sarebbe stata comunicata solo dopo il sequestro dei documenti. Gli attivisti sono stati accusati di aver violato una zona militare e di aver resistito a un’operazione. In seguito sono stati condotti in una stazione di polizia, interrogati e separati tra uomini e donne.

Nel racconto del modenese, durante il fermo ci sarebbero state minacce e aggressioni verbali. Gli attivisti sarebbero stati ammanettati mani e piedi e trasferiti in una struttura detentiva nel centro di Tel Aviv. In serata è stato comunicato loro che sarebbero stati deportati con un volo diretto a Roma. Al giovane è stato inoltre notificato un divieto d’ingresso di dieci anni nei territori interessati.

La deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha seguito la vicenda mettendosi in contatto con la Farnesina e rassicurando sulle condizioni degli italiani rientrati. Il modenese, ancora scosso dall’accaduto, ha ribadito la volontà di proseguire l’attività di solidarietà a favore della popolazione palestinese.