Alcune famiglie di Ascoli denunciano la riduzione delle ore di assistenza domiciliare e scolastica destinate ai figli con disabilità. I genitori chiedono al Comune e all’Ambito Territoriale Sociale di ripristinare i servizi già riconosciuti e di spiegare i criteri con cui sono state decise le riduzioni. Non chiediamo prestazioni aggiuntive, sostengono, ma la conferma di quanto garantito in precedenza.
Secondo le famiglie, i tagli stanno creando difficoltà nella gestione quotidiana e, in alcuni casi, hanno costretto un genitore a lasciare il lavoro per occuparsi del figlio. Altri sono costretti a spostarsi più volte tra casa e scuola. Roberta riferisce di aver perso sei delle quindici ore di assistenza assegnate in precedenza: a suo dire, in alcune situazioni la riduzione avrebbe interessato quasi metà del servizio, anche quando a occuparsi dei figli è un solo genitore.
Le difficoltà tra casa e scuola
Le famiglie lamentano anche l’assenza di risposte alle richieste di chiarimento. "Abbiamo chiesto incontri e spiegazioni sia a voce sia per iscritto, ma continuiamo a non ottenere risposte", racconta Roberta. Le richieste sono state rivolte al sindaco Nicola Mozzoni e all’assessore alle Politiche sociali Simona Alfonsi. I genitori precisano che alcuni problemi sono precedenti all’attuale amministrazione: una madre riferisce che la riduzione delle proprie ore risale a giugno.
Barbara spiega di avere per il figlio quindici ore di assistenza e diciotto di sostegno. Il martedì e il giovedì, durante la pausa pranzo, deve affidarlo alla nonna, che lo accompagna fuori da scuola e poi lo riporta in classe. "Io lavoro in mensa e non posso andare a prenderlo personalmente", racconta. Nel pomeriggio, aggiunge, può contare soltanto sull’aiuto della madre anziana.
Le richieste delle famiglie
Un’altra segnalazione riguarda Gabriella, madre di Alessandro, 29 anni, con disabilità riconosciuta al cento per cento e documentata gravità. La donna contesta quanto, secondo il suo racconto, le sarebbe stato riferito negli uffici: il figlio sarebbe stato considerato un disabile lieve e quindi privo del diritto ai servizi. Segnalazioni di riduzioni arrivano anche dai genitori di ragazzi che frequentano il centro Bianco Azzurro.
Le famiglie contestano le comunicazioni arrivate all’ultimo momento e l’assenza delle équipe multidisciplinari, che a loro avviso dovrebbero valutare i singoli progetti assistenziali. Nel confronto vengono citati anche i tirocini di inclusione sociale, sostenuti con contributi da 180 euro e, in alcuni casi, interrotti dopo tre mesi per la carenza di fondi. I genitori chiedono un confronto e la restituzione delle ore già riconosciute. Al momento non è stata acquisita una replica del Comune o dell’Ambito. In passato, altre famiglie avevano protestato contro i tagli decisi dalla Regione.