Toscana

Vini rossi toscani, margini in calo per il 63% delle cantine

La ricerca su 130 realtà registra ricavi stabili, mentre le aziende minori affrontano mercati esteri più difficili.

Il comparto vitivinicolo toscano mantiene il livello complessivo dei ricavi, ma deve fare i conti con una redditività in calo. È quanto emerge dall’analisi economico-finanziaria condotta su 130 società vitivinicole dal Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa. La fotografia riguarda l’intera regione e interessa anche il sistema produttivo di Siena, dove molte cantine sono specializzate nei vini rossi.

Ricavi quasi stabili, margini sotto pressione

Nel 2025 le imprese esaminate hanno raggiunto ricavi complessivi pari a 1,431 miliardi di euro, con una diminuzione dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Il valore resta comunque superiore del 2,2% a quello del 2023. La principale criticità riguarda però l’Ebitda, l’indicatore della redditività operativa: il margine è diminuito per circa il 63% delle aziende incluse nel campione.

Secondo lo studio, la pressione sui conti riflette anche la complessità del mercato internazionale e il cambiamento nelle scelte dei consumatori. In questo scenario i vini rossi, che rappresentano una parte rilevante della produzione toscana e senese, attraversano una fase più delicata rispetto al passato. La tenuta dei ricavi non si traduce quindi automaticamente in una maggiore capacità di generare margini.

Il quadro non è tuttavia omogeneo. Sono 64 le imprese che hanno aumentato il fatturato e, tra queste, 28 sono riuscite a migliorare anche la redditività. I risultati preliminari sono stati presentati a Firenze durante l’incontro I bilanci del vino, promosso dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dalla Delegazione Toscana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Il campione, è stato precisato, sarà ampliato nelle prossime fasi dell’indagine.

Controllo dei costi e rapporti con le banche

Per Luca Castagnetti, del Centro Studi Management DiVino, le aziende devono disporre di numeri affidabili e intervenire rapidamente, partendo dalla continuità finanziaria per arrivare alle scelte su mercati, investimenti e creazione di valore. L’esigenza riguarda soprattutto le realtà medio-piccole, chiamate a conoscere con precisione costi, ricavi e sostenibilità degli investimenti.

Davide Gaeta, docente dell’Università di Verona, ha richiamato l’importanza del controllo di gestione: dalla misurazione dei costi in vigneto alle spese di commercializzazione, ogni impresa deve individuare il margine effettivo dei propri prodotti e il volume minimo di vendite necessario per raggiungere l’equilibrio economico.

Il tema coinvolge anche il rapporto con il sistema bancario. Donatella Cinelli Colombini, delegata toscana delle Donne del Vino, ha sottolineato il valore della cultura economica e finanziaria per proteggere le aziende e sostenere decisioni più consapevoli. Sulla lettura dei bilanci e sulla struttura patrimoniale è intervenuto Rosario Di Lorenzo, presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, mentre Emanuele Fontana, coordinatore Agricoltura di Crédit Agricole Italia, ha evidenziato il ruolo degli istituti di credito nell’accompagnamento e nella consulenza alle imprese.

Per le cantine toscane, comprese quelle senesi, la qualità produttiva deve quindi essere affiancata da una gestione attenta della liquidità, dei margini e degli investimenti. La capacità di adattarsi a mercati in trasformazione sarà uno degli elementi decisivi per affrontare la selezione tra le imprese del settore.