Quando l’artrosi al ginocchio rende difficili le attività quotidiane, intervenire in autonomia può essere utile, ma non deve sostituire il confronto con un medico. Le strategie con le evidenze più solide riguardano l’esercizio terapeutico e, nelle persone in sovrappeso o con obesità, la gestione del peso. L’obiettivo è ridurre i sintomi e migliorare la mobilità, non ottenere necessariamente la scomparsa completa del dolore.
Il movimento resta il trattamento principale
Tenere a riposo l’articolazione dolente può sembrare naturale, ma i programmi di esercizio studiati per l’artrosi del ginocchio mostrano, in media, un miglioramento di circa 13 punti su 100 per il dolore e di 12,5 punti per la funzionalità al termine del percorso. Il beneficio è reale, ma contenuto e variabile. Le prove disponibili riguardano soprattutto il controllo dei sintomi e il recupero della funzione fisica.
Il programma dovrebbe essere adattato alle capacità individuali e può comprendere attività aerobica e rinforzo muscolare. Alcune analisi favoriscono il lavoro aerobico, mentre altre non evidenziano differenze nette tra le diverse modalità. La scelta più adatta è quindi quella che consente di mantenere una pratica regolare. Nelle prime fasi può comparire un temporaneo aumento del fastidio, legato all’adattamento al carico. Dolore intenso, sintomi nuovi o limitazioni importanti richiedono invece una pausa e una rivalutazione, eventualmente con il supporto della fisioterapia.
Peso, farmaci e segnali da non ignorare
Per chi ha un eccesso ponderale, perdere peso può contribuire a ridurre il dolore e migliorare la mobilità. L’indicazione non riguarda le persone normopeso e va seguita con cautela negli anziani con sarcopenia, caratterizzata da ridotta massa e forza muscolare. Caldo e freddo possono offrire un sollievo accessorio, ma le prove sono deboli. Anche ginocchiere e plantari non sono adatti indistintamente: i dispositivi vanno valutati in base alle caratteristiche individuali.
Tra i farmaci, i FANS applicati sulla pelle, come alcune formulazioni di diclofenac o ketoprofene, sono un’opzione raccomandata. Tra sei e 12 settimane riducono in modo importante il dolore in circa sei persone su dieci, contro cinque su dieci con una crema senza principio attivo. Possono tuttavia provocare reazioni cutanee e non eliminano del tutto i rischi generali. Gli antinfiammatori assunti per bocca possono aiutare, ma espongono a rischi gastrointestinali, cardiovascolari e renali: vanno usati alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile, dopo una valutazione medica.
Il paracetamolo ha mostrato un beneficio molto limitato: in dieci studi su 3.541 persone, il miglioramento medio del dolore rispetto al placebo è stato di appena 3 punti su 100. Alcune linee guida ne sconsigliano l’uso abituale, mentre altre lo considerano una scelta condizionale quando le alternative presentano rischi maggiori.
Se il dolore persiste senza migliorare dopo alcune settimane di gestione domestica, è opportuno fissare una visita. Serve invece una valutazione urgente in presenza di gonfiore importante, impossibilità a muovere il ginocchio o a caricare il peso, oppure quando l’articolazione è calda e arrossata e compare febbre. Questi segnali possono indicare un problema diverso dall’artrosi, compresa un’infezione, e non devono essere gestiti con il fai da te.