Susanna Cenati, climber bergamasca di 34 anni, ha chiuso al quarto posto le qualifiche della tappa di Gunsan della World Climbing Para Series, in Corea del Sud, conquistando l’accesso alla finale della categoria AU2. Nella gara decisiva, disputata venerdì 30 ottobre, ha ottenuto lo stesso punteggio della connazionale Lucia Capovilla, ma ha perso il podio per il criterio del miglior risultato nelle qualifiche.
La competizione asiatica ha rappresentato un passaggio importante nella stagione dell’atleta, arrivata a confrontarsi con alcune delle migliori specialiste internazionali. In finale Cenati ha gareggiato insieme a Capovilla, all’americana Maureen Beck e alla francese Solenne Piret. La tensione si è fatta sentire soprattutto durante la presentazione davanti al pubblico, ma il sostegno della squadra e del mental coach Luca Montanari le ha permesso di ritrovare la concentrazione.
Dalla montagna alle gare
Nata senza l’avambraccio sinistro, Cenati considera questa caratteristica parte della propria normalità. Ha praticato danza dai 6 ai 26 anni, poi ha iniziato a frequentare la montagna con il marito Andrea, dedicandosi al trekking, all’arrampicata e allo sci alpinismo. L’interesse per le pareti è nato osservando altri arrampicatori durante le escursioni, fino alla decisione di provare in una palestra indoor.
Dopo le prime esperienze in palestra, è arrivata alla falesia accompagnata dagli amici e dalla scuola Cai. Un passaggio decisivo è stato l’incontro con Lucia Capovilla, atleta di riferimento del paraclimbing conosciuta attraverso Instagram e accomunata a Cenati dall’assenza di un avambraccio. In seguito a un open day della squadra nazionale ad Arco, la bergamasca si è avvicinata al circuito agonistico. Il percorso è stato interrotto dalla gravidanza e dalla nascita della figlia Celeste, oggi di tre anni, per poi riprendere nel 2024 con l’obiettivo di partecipare alle competizioni.
Nello stesso periodo Cenati ha iniziato a lavorare con l’allenatrice Diana Giardini. Nel 2025 ha affrontato la prima stagione agonistica nella categoria AU2, riservata alle atlete con amputazione dell’arto superiore sotto il gomito. L’anno successivo ha ottenuto il secondo posto in una tappa di Coppa Italia e il terzo nella classifica finale, risultati che hanno favorito la convocazione in nazionale comunicata da Cristina Cascone, direttrice tecnica Paraclimbing della Fasi.
La finale in Corea
La prima esperienza internazionale è arrivata a giugno, nella tappa di Coppa del Mondo di Innsbruck. Cenati non ha raggiunto la finale, ma ha acquisito esperienza in un contesto caratterizzato da pubblico, musica e tifo. Più difficile è stata la gara successiva a Laval, in Francia, dove l’ansia ha condizionato la prestazione e l’atleta ha toccato circa una dozzina delle quaranta prese previste dal percorso.
Quella difficoltà ha spinto Cenati a intervenire anche sulla gestione delle emozioni, oltre che sulla preparazione tecnica e fisica. Con il sostegno del marito Andrea e i consigli di Capovilla, ha iniziato un percorso con la psicologa dello sport Daphne Oliveti. Il lavoro è emerso ai Campionati italiani di fine settembre, chiusi al secondo posto, quando è riuscita a concentrarsi sulla scalata senza pensare al piazzamento.
In Corea del Sud, nonostante la stanchezza accumulata, le qualifiche sono andate oltre le aspettative. Il quarto posto ha garantito l’accesso alla finale di Gunsan, dove Cenati ha condiviso la gara con tre atlete di alto livello. Il risultato conclusivo le ha assegnato la stessa posizione di Capovilla, davanti a lei nelle qualifiche e quindi terza per regolamento. Il podio è sfumato per poco, ma la prestazione ha confermato la possibilità di competere ai massimi livelli della categoria.
La trasferta asiatica proseguirà a Fukuoka, in Giappone, il 5 e 6 novembre, per l’ultimo appuntamento orientale del circuito 2026. La stagione costituisce anche un primo avvicinamento al percorso di qualificazione per le Paralimpiadi di Los Angeles 2028. Per Cenati, il risultato di Gunsan rappresenta soprattutto la conferma che una finale internazionale è un obiettivo concreto e non più soltanto un traguardo lontano.