Il sovraccarico mentale riguarda spesso donne che si occupano in modo costante dell’organizzazione della casa, dei figli, del partner e dei genitori anziani. Non si tratta soltanto di svolgere attività pratiche, ma di ricordare scadenze, anticipare esigenze e mantenere aggiornate più agende contemporaneamente. Secondo Maria Giovanna Luini, medico psicosomatista e psicoterapeuta, questa condizione può alimentare stress, ansia e un rimuginio continuo, cioè un circuito di pensieri che tende a ripiegarsi su se stesso.
Il meccanismo è in parte volontario: nasce dal tentativo di controllare tutto, prevenire i bisogni degli altri e arrivare in ogni momento dove serve. A lungo andare, però, l’impegno può trasformarsi in sovraffaticamento cerebrale e fisico. La frustrazione aumenta quando il lavoro di cura, che comprende anche il ruolo di caregiver soprattutto dopo i 40 anni, non viene riconosciuto come un’attività a tempo pieno, con responsabilità e impegno quotidiani.
Quando la tensione si manifesta nel corpo
La medicina psicosomatica osserva il possibile legame tra il carico emotivo e alcuni disturbi fisici. Tra le manifestazioni citate ci sono acufeni e ronzii, bruxismo, vertigini e dolori cervicali o alle spalle. Nel caso del digrignamento notturno, l’esperta richiama la possibile presenza di una rabbia inespressa; le vertigini vengono invece associate alla difficoltà di reggere il carico, mentre la tensione cervicale può accompagnare la sensazione di avere un peso sulle spalle. Ansia e, in alcuni casi, depressione possono completare il quadro, con la percezione di vivere soltanto in funzione degli altri.
Il trattamento, spiega Luini, dovrebbe comprendere la psicoterapia e il consulto con lo specialista più adatto al sintomo: dentista per il bruxismo, ortopedico per i problemi cervicali e otorino per gli acufeni. Intervenire solo sul disturbo fisico potrebbe non essere sufficiente se non si affronta anche la causa psicologica, perché i fastidi possono ripresentarsi.
Spazi personali e richiesta di aiuto
Per interrompere il rimuginio, la psicoterapeuta suggerisce di recuperare ogni giorno un’ora per sé, senza dedicarsi ad attività utili agli altri e, possibilmente, lontano dalla tecnologia. Camminare, cucinare, disegnare, curare le piante, scrivere o fare un bagno sono esempi di attività che impegnano il corpo e le mani, aiutando a spostare l’attenzione dal circuito dei pensieri. Tra le tecniche utilizzate in psicoterapia c’è anche la distensione immaginativa, un rilassamento guidato da parole chiave che può far emergere sensazioni e immagini personali, utili per orientare il percorso individuale.
Un altro passaggio importante è imparare a chiedere un sostegno preciso. Non sempre l’aiuto coincide con fare la spesa o sparecchiare: talvolta può significare ricevere ascolto, compagnia o un gesto di vicinanza. Per questo, secondo Luini, è utile spiegare chiaramente di quale collaborazione si ha bisogno, invece di dare per scontato che gli altri possano individuarla da soli. Riconoscere il proprio affaticamento e condividere le responsabilità può contribuire a ridurre la necessità di controllo che alimenta il sovraccarico.