Siena (SI)

Docenti Unistrasi: «Regolamenti rispettati» sul corso online

I professori respingono le accuse e preparano il ricorso davanti alla giustizia amministrativa.

Siena, 31 ottobre 2026 – Prosegue il confronto interno all’Università per Stranieri di Siena sul corso di laurea online in Lingua, letteratura, arti italiane in prospettiva internazionale. Il rettore Tomaso Montanari ha adottato provvedimenti disciplinari nei confronti di 16 dei 22 docenti coinvolti nell’insegnamento, contestando una gestione definita dall’ateneo scorretta e, per alcuni aspetti, illegittima. Il corso, unico percorso impartito interamente a distanza dall’università, è stato successivamente disattivato.

Per 14 docenti è stata proposta la censura, una delle sanzioni previste nell’ambito dei procedimenti disciplinari. Per il direttore del Dipartimento di studi umanistici e coordinatore del corso era stata invece avanzata la richiesta di sospensione, che non è stata accolta dal Collegio di disciplina. In una nota precedente, l’ateneo aveva parlato di prove relative a una gestione gravemente scorretta del percorso formativo, con profili ritenuti in alcuni casi illegittimi e illegali.

La replica dei docenti

La risposta è arrivata con una nota firmata da Matteo La Grassa, già coordinatore del corso, e dagli altri docenti che hanno deciso di ricorrere al Tar. Gli insegnanti affermano di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla Corte dei conti, nonostante il riferimento all’intervento dell’organo di controllo comparso nel quadro della vicenda.

Al centro della contestazione c’è anche il riutilizzo, negli anni, delle stesse videolezioni. I docenti sostengono di aver sempre svolto regolarmente le attività assegnate dal Dipartimento, attenendosi ai regolamenti approvati dagli organi dell’ateneo. A loro giudizio, in un corso a distanza le registrazioni rappresentano soltanto una parte del percorso didattico, mentre le altre attività con gli studenti vengono organizzate ogni anno.

Le videolezioni, spiegano, avrebbero una funzione analoga a quella di un libro di testo e nessuna norma nazionale o regolamento interno ne imporrebbe il rifacimento annuale. Il materiale può essere mantenuto per più anni, salvo la decisione del docente di aggiornarlo in presenza di nuove conoscenze o cambiamenti nelle materie insegnate. La realizzazione iniziale delle registrazioni richiede inoltre un lavoro significativo, pensato per un utilizzo pluriennale.

Il ricorso al Tar

I docenti affermano inoltre che gli studenti hanno svolto con regolarità le attività previste, le prove intermedie e gli esami finali, ottenendo giudizi positivi nei questionari di soddisfazione. Nella nota viene citata anche la valutazione dell’Anvur, che nel settembre 2025 avrebbe giudicato positivamente il corso online, riconoscendone l’impianto didattico come un punto di forza.

Da queste contestazioni è maturata la decisione di impugnare al Tar la censura ritenuta ingiusta, con l’obiettivo dichiarato di tutelare i diritti e la reputazione professionale dei docenti e di sottoporre la controversia alla giustizia amministrativa. Gli insegnanti sottolineano che il provvedimento del rettore risale all’aprile 2026, due mesi dopo la chiusura del corso, deliberata dal Consiglio di amministrazione il 25 febbraio 2026 su proposta dello stesso rettore.

Nella loro ricostruzione, le diverse valutazioni sull’efficacia della didattica a distanza dovrebbero rientrare nella normale discussione culturale e istituzionale della comunità accademica. Secondo i ricorrenti, invece, un diverso orientamento sulla qualità dell’insegnamento non può diventare materia di procedimento disciplinare, che dovrebbe fondarsi sulla violazione di una legge o di una regola e non sulle opinioni personali di chi ricopre temporaneamente un incarico di governo dell’ateneo.