Al Centro regionale dell’orecchio bionico di Borgo Roma, a Verona, è consolidata una tecnica per il trattamento della sordità che combina analisi anatomica, chirurgia robotica e mappatura personalizzata delle frequenze uditive. La procedura viene utilizzata per l’impianto cocleare e punta ad adattare il dispositivo alle caratteristiche della coclea di ciascun paziente.
Un impianto scelto sulla conformazione della coclea
Il percorso prevede l’impiego di un software specifico per misurare la coclea e individuare l’impianto più adatto alla sua conformazione. Il metodo, denominato ABF, Anatomical Based Fitting, consente di definire la distribuzione delle frequenze uditive sulla base dei dati anatomici rilevati.
L’inserimento dell’elettrodo avviene con il sistema robotico Otoarm-Otodrive, che guida il dispositivo all’interno della coclea a una velocità controllata di circa un millimetro al secondo. Secondo il protocollo adottato dal Centro, l’intervento dura all’incirca un’ora, viene eseguito in anestesia generale e l’attivazione dell’impianto può essere effettuata già il giorno successivo.
La procedura e l’attività del Centro
La tecnica, secondo quanto riferito dalla struttura, mira a ridurre il trauma sui tessuti e a preservare il più possibile le strutture cocleari residue. L’obiettivo è ottenere una stimolazione più aderente alle caratteristiche individuali, con possibili ricadute sulla qualità della percezione uditiva. L’attività riguarda circa 15-20 pazienti all’anno; in tre casi alla procedura robotica è stata affiancata un’analisi morfologica approfondita della coclea, con algoritmi personalizzati per la definizione delle frequenze.
“Le coclee hanno dimensioni e caratteristiche differenti da persona a persona”, spiega il dottor Marco Carner, responsabile del Centro. La scelta di un impianto non adeguato alla lunghezza della coclea, osserva, può lasciare scoperte alcune porzioni e ridurre le informazioni sonore trasmesse. La conoscenza dettagliata dell’anatomia consente quindi di orientare la scelta del dispositivo, mentre il supporto robotico permette un inserimento più controllato.
L’équipe è diretta dal professor Luca Sacchetto e comprende, oltre a Carner, i dottori Luca Bianconi e Valerio Arietti e la dottoressa Athena Arsie, insieme al personale tecnico e logopedico. Il Centro segue oltre mille pazienti, il 75% dei quali proviene da fuori regione. L’attività svolta a Verona si inserisce così in un percorso che punta a utilizzare dati clinici e strumenti tecnologici per rendere l’impianto cocleare più aderente alle caratteristiche di ogni singolo paziente.