La comunità di Bomporto dedica il proprio teatro comunale a Franca Valeri, una delle figure più importanti dello spettacolo e della cultura italiana del Novecento. La cerimonia di intitolazione è in programma alle 18.30, mentre alle 21 il teatro ospiterà Lella Costa, interprete del reading La vedova Socrate.
Il legame con l’Emilia
L’iniziativa unisce la memoria dell’attrice e drammaturga al territorio modenese, che Valeri amava particolarmente. La serata è inserita nella programmazione teatrale curata da ATER Fondazione insieme all’Amministrazione comunale. La presenza di Lella Costa richiama anche il rapporto artistico tra due interpreti accomunate dall’attenzione per la parola, l’ironia e la scrittura teatrale.
A commentare l’intitolazione è la figlia dell’artista, il soprano e regista Stefania Bonfadelli. Per lei si tratta di un tributo doveroso a una donna che non fu soltanto attrice, ma anche autrice di circa venti commedie, scritte e rappresentate con successo. Bonfadelli ha ricordato come la madre avrebbe accolto con gioia la decisione, probabilmente con il suo abituale molto bene.
La scelta assume un significato ulteriore anche per il luogo in cui sorge l’edificio: il teatro si trova infatti in via Giuseppe Verdi, il compositore che Franca Valeri amava profondamente e del quale era appassionata conoscitrice. Per la figlia, questo elemento rappresenta una coincidenza particolarmente significativa nel percorso che lega l’artista alla nuova intitolazione.
Ironia e passione per il palcoscenico
Nel ricordo di Bonfadelli emerge il ritratto di una donna capace di affrontare le difficoltà con ironia e determinazione. Valeri attraversò anche periodi molto duri, compresa la clandestinità durante le leggi razziali, mantenendo però una forte fiducia nella vita e il desiderio di tornare sul palcoscenico. Tra gli insegnamenti lasciati alla figlia c’è l’idea che trovare ogni giorno un momento per ridere possa aiutare ad affrontare l’esistenza.
La figlia ha sottolineato inoltre l’autonomia con cui Lella Costa si avvicina ai testi della madre. Franca Valeri, ha spiegato, non cercava imitazioni, ma interpreti capaci di fare proprie le sue opere attraverso la loro sensibilità. I copioni venivano considerati quasi come partiture musicali, costruite con rigore e intelligenza, mentre l’ironia restava un elemento essenziale della sua visione del teatro.