Quattromila persone hanno partecipato a Pisa al corteo promosso dall’Usb contro il carovita e l’aumento delle spese quotidiane. In piazza sono scesi lavoratori, studenti e famiglie, uniti dalla richiesta di condizioni di vita più dignitose. Al centro della protesta il costo della spesa, degli affitti, del carburante e dell’istruzione, considerati ormai difficili da sostenere anche per chi ha un’occupazione.
Tra i manifestanti è stata evidenziata la distanza tra redditi e costi essenziali, insieme alla distribuzione delle risorse ritenuta sbilanciata a favore di pochi. Mauro Grella, 38 anni, ha descritto così la situazione: “Se non hai un lavoro vivi nella miseria, se ce l’hai vivi nella povertà”. La mobilitazione ha espresso anche il malcontento verso la politica e verso la difficoltà di trovare rappresentanza istituzionale per le richieste legate al lavoro e al potere d’acquisto.
Il peso del carovita sulle famiglie
Erika Costa, 31 anni, ha collegato il tema del caro vita alla maternità e alle disuguaglianze di genere. Ha raccontato la necessità di controllare il saldo bancario anche mentre fa la spesa, per valutare se sia possibile acquistare un prodotto in più. Il problema, ha sottolineato, riguarda beni essenziali come il latte e non spese voluttuarie. La precarietà economica condiziona inoltre le scelte familiari e la possibilità di garantire un futuro ai figli.
Nel corteo è emersa anche la rabbia delle generazioni più giovani. Leonardo Franchi, 22 anni, ha richiamato il lavoro nero e la crescita delle disuguaglianze, sostenendo la necessità di una mobilitazione popolare capace di farsi ascoltare. Le testimonianze raccolte hanno indicato nella concentrazione della ricchezza e del potere una delle cause principali del disagio denunciato in piazza.
L’occupazione della Sapienza
La protesta è proseguita con l’occupazione del Palazzo della Sapienza, sede storica dell’Università di Pisa. Gli studenti contestano i costi dell’istruzione e le priorità di spesa dell’ateneo, rivendicando il diritto allo studio e servizi più accessibili. Nel mirino ci sono le tasse universitarie, gli affitti, le mense e le difficoltà nel reperire materiali necessari per la formazione.
Pietro De Marinis, 26 anni, studente e lavoratore, ha sintetizzato il disagio sostenendo che spesa, carburante e istruzione siano diventati inaccessibili. Ha riferito di aver dovuto cercare attraverso canali non autorizzati gli articoli scientifici necessari per la propria tesi sperimentale, perché l’università non gli garantirebbe l’accesso alle riviste e i costi di acquisto sarebbero troppo elevati. Ha inoltre criticato le spese destinate a convegni e catering, ritenute in contrasto con le necessità quotidiane degli studenti.
Secondo Viola Signorini, 24 anni, l’occupazione vuole trasformare la sede universitaria in uno spazio di confronto e assemblea. L’obiettivo dichiarato è discutere collettivamente le decisioni da assumere e costruire risposte a partire dai bisogni degli studenti. Dalla piazza alle aule, la mobilitazione riunisce quindi la protesta contro il costo della vita e la richiesta di partecipare alle scelte che riguardano il futuro dell’università.