Capannori (LU)

A Capannori, Rontani chiede garanzie su Salanetti

L’opposizione critica le rassicurazioni dell’amministrazione e solleva dubbi su conti, gestione, mercato e tutela ambientale.

Il progetto per il trattamento dei pannolini nell’area di Salanetti torna al centro del confronto politico a Capannori. A contestare le scelte dell’amministrazione guidata dal sindaco Del Chiaro è Paolo Rontani, consigliere comunale di opposizione del gruppo Capannori Cambia, intervenuto dopo la seduta consiliare del 3 ottobre.

Secondo Rontani, l’amministrazione starebbe procedendo senza affrontare adeguatamente le perplessità espresse dalla popolazione. Nel mirino del consigliere ci sono anche i ritardi collegati alle iniziative legali del Comune di Porcari, che il sindaco avrebbe indicato come una delle cause del rallentamento dell’iter. L’esponente di opposizione chiede invece di chiarire preventivamente quali sarebbero le conseguenze per la collettività nel caso in cui l’impianto non raggiungesse gli obiettivi previsti o producesse effetti negativi.

Le garanzie richieste

Il punto centrale dell’intervento riguarda la necessità di individuare con chiarezza le responsabilità finanziarie e ambientali. Rontani richiama il principio europeo chi inquina paga e sostiene che il gestore debba fornire garanzie adeguate, come fideiussioni bancarie e polizze assicurative contro eventi di particolare gravità. L’obiettivo, spiega, sarebbe evitare che eventuali costi derivanti da errori, danni o mancati risultati ricadano sui cittadini.

Il consigliere critica inoltre le rassicurazioni espresse dal sindaco in aula sui rischi dell’intervento e sul possibile recupero dei finanziamenti del PNRR. Rontani collega il ricorso presentato dal Comune di Porcari a un approfondimento sulla solidità economica dell’operazione e osserva che il progetto sarebbe stato ridimensionato, con una riduzione della capacità prevista: da 75 a 50 tonnellate al giorno di rifiuti speciali in transito. Per l’opposizione, questo cambiamento rappresenterebbe un elemento da valutare anche sotto il profilo economico e ambientale.

Gestione, conti e vendita dei materiali

Nel suo intervento Rontani richiama anche la struttura di RetiAmbiente, società interamente pubblica e controllata dai Comuni soci, tra i quali figurano Capannori, Pisa, Livorno, Porcari e Pietrasanta. A suo giudizio, eventuali perdite consistenti o investimenti non sostenibili potrebbero avere effetti sui bilanci degli enti partecipanti e, di conseguenza, sui costi a carico dei cittadini.

Un’altra questione sollevata riguarda i-Foria Italia, la società indicata da RetiAmbiente per la gestione dei finanziamenti. Rontani ne evidenzia la recente costituzione, il capitale sociale di 12mila euro e la presenza di due dipendenti, sostenendo che non vi sarebbero ancora bilanci storici sufficienti a dimostrarne la capacità tecnico-finanziaria nel settore. Il consigliere chiede quindi chi sarebbe chiamato a sostenere eventuali debiti o perdite qualora la società non riuscisse a rispettare gli impegni.

Tra i dubbi espressi c’è anche quello relativo alla vendita dei materiali recuperati dal riciclo dei pannolini, in particolare plastica e cellulosa. Secondo Rontani, i ricavi dovrebbero contribuire a coprire i costi di gestione, ma l’assenza di accordi di filiera o di impegni formali per l’acquisto a un prezzo minimo potrebbe esporre l’attività a perdite strutturali. Il consigliere domanda pertanto se esistano già intese vincolanti con le aziende interessate.

Infine, l’esponente di Capannori Cambia richiama i possibili rischi legati al trattamento di rifiuti speciali, citando l’eventualità di sversamenti nelle falde o di emissioni odorigene e tossiche non controllate. In caso di danni ambientali o di richieste di risarcimento, sostiene, sarebbe necessario sapere in anticipo chi dovrebbe farsene carico.

Rontani conclude rivolgendosi direttamente al sindaco Del Chiaro e chiedendo risposte pubbliche agli interrogativi posti durante il Consiglio. L’opposizione contesta così l’idea di procedere senza ulteriori condizioni e considera il progetto una scelta destinata a esporre l’amministrazione a significativi rischi politici, economici e ambientali.