Novaya Gazeta, quotidiano russo d’opposizione classificato da Mosca come agente straniero, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. La redazione ha comunicato che quel giorno verranno spente le luci della sede, disattivati i server e lasciato l’edificio nel quale il giornale ha lavorato per trent’anni.
La licenza revocata nel 2022
In una lunga nota pubblicata sul sito europeo, la redazione sostiene che il giornale sia stato costretto a fermarsi dalle autorità russe e dai servizi segreti. La testata aveva perso la licenza per operare nel Paese nel 2022, dopo l’avvio delle ostilità in Ucraina. Da allora aveva mantenuto un’attività limitata alla raccolta di informazioni per le proprie inchieste, mentre diversi giornalisti avevano lasciato la Russia.
Una parte del gruppo ha continuato il lavoro attraverso Novaya Gazeta – Europe, progetto con sede a Riga e collaboratori in diversi Paesi dell’Europa orientale, arrivato al quarto anno di attività. Anche questa struttura è stata dichiarata organizzazione indesiderata e bandita in Russia. Nel loro commiato, i giornalisti denunciano inoltre la disattivazione del sistema di donazioni utilizzato per ricevere i contributi dei lettori, sostenendo di essere stati privati di ogni fonte di finanziamento.
Il sostegno a Muratov e il ricordo dei colleghi
Il Comitato norvegese del Nobel ha definito la chiusura un duro colpo alla libertà d’espressione e al diritto dei cittadini all’informazione. L’organismo ha ricordato il ruolo di Dmitri Muratov, cofondatore del quotidiano e premio Nobel per la pace nel 2021 per la sua attività in difesa della libertà di espressione. Muratov, che si è dimesso da direttore nel 2023, ha dichiarato che il giornale è stato ucciso perché contrario alla guerra in Ucraina.
La storia della testata è legata anche all’assassinio di Anna Politkovskaya, giornalista che seguiva le vicende politiche e sociali russe, in particolare la seconda guerra cecena. Politkovskaya, allora 48enne, fu uccisa il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del palazzo in cui abitava a Mosca. Nel testo di congedo vengono ricordati anche Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Stas Markelov, Anastasia Baburova e Natalya Estemirova, indicati dalla redazione tra i colleghi uccisi per motivi politici o per il loro lavoro professionale.
La nota attribuisce la responsabilità della chiusura all’Fsb, al ministero della Giustizia, alla Procura e ad altri apparati statali. La redazione denuncia una progressiva cancellazione dei diritti umani, delle libertà civili e dell’indipendenza delle istituzioni, sostenendo che la chiusura del giornale rappresenti l’ultimo passaggio di una repressione cominciata con la guerra in Ucraina. Secondo l’ultimo rapporto World Press Freedom Index 2026 di Reporters Sans Frontières, la Russia occupa il 172° posto su 180 Paesi per la libertà di stampa, in una situazione definita molto grave.