La filiera italiana del vetro affronta una fase di forte pressione, tra domanda debole, rincari energetici e concorrenza internazionale. A delineare il quadro è Walter Da Riz, direttore generale di Assovetro, secondo cui la situazione è oggi peggiore rispetto alla crisi del 2022 perché le imprese non possono più contare sugli effetti protettivi dei contratti energetici di lungo periodo sottoscritti prima della guerra in Ucraina.
Il comparto vale circa 9 miliardi di euro di fatturato e occupa 28.800 persone. Comprende 60 stabilimenti appartenenti a 32 grandi aziende produttrici e oltre 300 imprese di trasformazione. Ogni anno vengono realizzati circa 6 milioni di tonnellate di vetro fuso, pari al 17% della produzione dell’Unione europea. Secondo i dati di Assovetro, l’Italia è così la prima manifattura del continente nel settore.
Impianti sempre attivi
Le prospettive per il 2026 restano difficili. Da Riz prevede riduzioni della produzione fino al 15% e un raddoppio dei costi, attribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e agli oneri legati all’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Gli impianti vetrari devono mantenere una temperatura costante di circa 1.600 gradi: non possono essere spenti e riaccesi facilmente e la produzione non può essere ridotta oltre determinati limiti tecnici.
In Italia, per il momento, non risultano chiusure di impianti, anche se il rallentamento produttivo riguarda l’intero comparto. La situazione è diversa in altre aree d’Europa: negli ultimi anni sono stati chiusi 15 impianti per il vetro cavo, sette per il vetro piano e due per le fibre di vetro, su un totale di 11. Secondo Assovetro, la capacità persa è difficilmente recuperabile, considerati gli attuali costi energetici, ambientali e sociali.
La pressione della concorrenza cinese
Un ulteriore elemento di tensione arriva dalla Cina, che oltre a esportare la propria sovrapproduzione sta sviluppando attività in Paesi vicini al mercato europeo. Tra questi c’è l’Egitto, favorito da incentivi fiscali, norme ambientali meno stringenti rispetto a quelle dell’Unione europea e dalla disponibilità di sabbia, materia prima per la produzione del vetro.
In Egitto è in programma una nuova fabbrica cinese di fibre di vetro con una capacità di 400mila tonnellate annue. La domanda europea è stimata in un milione di tonnellate l’anno, mentre le importazioni nel continente sono quintuplicate. La pressione, secondo Da Riz, potrebbe estendersi anche al tableware e ai prodotti a minore valore aggiunto.
Tra le ipotesi indicate da Assovetro c’è la trasformazione del Psv italiano nella principale borsa europea del gas, in alternativa al Ttf, sfruttando il ruolo dell’Italia come hub energetico. L’associazione chiede inoltre la possibilità di accedere a forniture di gas di medio-lungo periodo a prezzo di costo, attraverso una politica industriale sostenuta dalle imprese energetiche attive nel Paese.