Porto bloccato, strade chiuse e centinaia di manifestanti hanno caratterizzato la mattinata del 30 ottobre 2026 a Genova, in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato dai sindacati di base. La mobilitazione ha coinvolto lavoratori portuali, studenti universitari e altre categorie, con ripercussioni sulla circolazione tra Sampierdarena, la stazione Principe e il centro cittadino.
Il presidio più consistente si è concentrato al varco Albertazzi, uno degli accessi allo scalo genovese. I manifestanti hanno impedito l’ingresso al porto, mentre altri gruppi partecipavano ai cortei organizzati in città. La protesta ha interessato anche piazza Montano, dove si sono radunati studenti provenienti dal Ponente genovese diretti verso l’area del Terminal Traghetti.
Il corteo tra Principe e Sampierdarena
Il corteo principale è partito da piazza Acquaverde, davanti alla stazione ferroviaria di Genova Principe, e ha attraversato via Balbi, via Andrea Doria e via Bruno Buozzi. Al passaggio dei manifestanti sono state disposte chiusure temporanee in diverse strade, comprese via Balbi e il tunnel di via Buozzi, in direzione di via di Francia.
Intorno alle 11.30, nei pressi di Palazzo del Principe, i partecipanti hanno invertito la direzione, tornando lungo via Buozzi verso l’area portuale. Non era ancora confermato se il corteo intendesse raggiungere e bloccare un ulteriore accesso dello scalo. Le limitazioni alla viabilità sono rimaste legate agli spostamenti dei manifestanti e non erano disponibili indicazioni sui tempi di riapertura delle strade.
Le rivendicazioni dello sciopero
Ad aprire la mobilitazione al varco Albertazzi è stato José Nivoi, portavoce del Collettivo autonomo lavoratori portuali. Nel suo intervento ha annunciato l’intenzione di portare la protesta anche all’interno del porto, contestando il peso degli interessi finanziari nelle decisioni che riguardano lo scalo e il Paese. Secondo quanto riferito dallo stesso Nivoi, l’iniziativa coinvolgerebbe 113 porti nel mondo, distribuiti su cinque continenti.
La giornata di protesta è stata promossa da USB, ADL Cobas, CLAP, Unicobas e altre sigle del sindacalismo di base. Le rivendicazioni riguardano l’aumento del costo della vita, l’adeguamento di salari e pensioni, la tutela dei posti di lavoro e il rafforzamento dei servizi pubblici. I promotori contestano inoltre le politiche di riarmo e chiedono una diversa destinazione delle risorse pubbliche.
Nel settore dei trasporti il Governo ha disposto il rinvio dell’agitazione nei comparti interessati dalla precettazione, mentre a Genova i presidi e le manifestazioni sono proseguiti. Nel corso della mattinata è stata inoltre segnalata la presenza di pneumatici dati alle fiamme al varco portuale. Iniziative legate allo sciopero sono state annunciate anche in altre città italiane e in diverse località liguri, tra cui Imperia.